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Informazioni

Il Parco del Taro si estende per 20 km da Ponte Taro fino a Fornovo, nel tratto di alta pianura del fiume. L’ampio alveo divaga e l’acqua corrente guadagna il suo percorso in un materasso di ghiaia. Le rive del corso d’acqua sono in generale sopraelevate dal letto e presentano una copertura vegetale a mosaico. Ampie superfici hanno una prevalente copertura erbacea, con essenze di ambienti asciutti, talvolta addirittura predominano le specie di terreni marcatamente aridi. Queste praterie sono spesso intervallate da arbusti dispersi talora aggregati in macchie più o meno dense che, localmente, possono dare luogo a formazioni di fitte boscaglie.

Sotto il segno della diversità
Il Parco tutela il tratto di fiume tra Fornovo e Pontetaro (PR) e ha un'estensione di circa 2000 ha (oltre 3000 se si include l'area contigua). 
Da anni l'Ente sta operando per salvaguardare questo importante corridoio naturale, in cui convivono luoghi ad elevata naturalità, aree agricole e altre profondamente modificate dall'uomo.

Area protetta di grande importanza come rotta di migrazione e sito di nidificazione di diverse specie di uccelli, rappresenta un luogo ideale per il turismo verde. A pochi chilometri dal centro di Parma, è l'ambiente perfetto per escursioni facili, percorsi di cicloturismo e mountain bike, per il birdwatching e per la vicinanza con altri luoghi di interesse storico e paesaggistico: il Museo Ettore Guatelli e il Parco Boschi di Carrega. 

Dal 2012 è gestito dall'Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità - Emilia Occidentale.

Per la presenza di habitat, flora e fauna di interesse comunitario, in base alle Direttive 92/43 CEE Habitat e 79/409 CEE Uccelli, il territorio del Parco è stato incluso nella più vasta area denominata SIC e ZPS Medio Taro che interessa un altro tratto del fiume, verso sud (Comune di Solignano) e un tratto del torrente Ceno fino a Varano Melegari. 

Boschi ripariali e prati aridi, laghi di cava, corsi d'acqua, canali irrigui e prati stabili coesistono con elementi del paesaggio profondamente modificati dall'uomo, come zone artigianali e aree interessate alle attività estrattive. Un equilibrio difficile da mantenere che ha come obiettivi la sostenibilità e la conservazione delle risorse naturali attraverso strategie che rendano compatibili le attività antropiche con la tutela degli ecosistemi.

In questa direzione il Parco promuove attività educative e formative, progetti e ricerche e si occupa di attuare le normative vigenti con specifiche regole di comportamento per fruitori e attività produttive.

Il Parco si estende attorno al fiume Taro nel suo tratto di alta pianura. 

L'ampio alveo divaga e l'acqua corrente guadagna il suo percorso in un materasso di ghiaia. Le rive del corso d'acqua sono in generale sopraelevate dal letto e presentano una copertura vegetale a mosaico.  

Ampie superfici hanno una prevalente copertura erbacea, con essenze di ambienti asciutti, talvolta addirittura predominano le specie di terreni marcatamente aridi. Queste praterie sono spesso intervallate da arbusti dispersi talora aggregati in macchie più o meno dense che, localmente, possono dare luogo a formazioni di fitte boscaglie. 

Laddove il suolo è più profondo e i sedimenti dei terrazzi che orlano il margine del corso d'acqua corrispondono alle alluvioni più antiche, si rinvengono boschi con piante ad alto fusto che svettano con le loro chiome sul paesaggio fluviale.  

In questa fascia più arretrata rispetto all'alveo, l'attività umana si è maggiormente sviluppata e diverse superfici sono occupate da terreni agricoli destinati prioritariamente alla coltura delle foraggere per l'alimentazione bovina e per la produzione del Parmigiano-Reggiano.  

Il territorio del Parco può essere schematicamente suddiviso in una successione di ambienti che nel loro insieme costituiscono l'ecosistema fluviale del Taro:

il greto e le sponde
le fasce di bosco
le zone umide
gli incolti e le aree cespugliate
i coltivi e le zone abitate

Punteggio Protocollo Green PiuTurismo: 0/8


Il lato Green

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