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Le Grazie, il piccolo ma caratteristico borgo in Provincia della Spezia, è dal 2007 la “Città dei Palombari e dell’iperbarismo”.


Le Grazie, il piccolo ma caratteristico borgo in Provincia della Spezia, è dal 2007 la “Città dei Palombari e dell’iperbarismo”, così come definito nell’apposita delibera della Giunta comunale di Portovenere, il Comune capoluogo.

Il paese, che si affaccia sul Golfo della Spezia, il “Golfo dei poeti”, è stato così nominato per la presenza di diverse realtà che rappresentano, ognuna per la propria specificità, il “palombarismo” e la subacquea in generale. Oltre al Comune di Portovenere, nel comitato di gestione di “Le Grazie, Città dei palombari e dell’iperbarismo”, sono presenti il Comando subacquei ed incursori della Marina militare (COMSUBIN), dove, per rimanere “sul vago”, è stata fatta la storia della subacquea militare italiana e, probabilmente, mondiale; il Centro nautico e sommozzatori della Polizia di Stato, dove viene gestita la formazione dei subacquei della forza dell’ordine; l’Associazione nazionale Palombari e sommozzatori, che raggruppa molti professionisti della subacquea italiana; l’Associazione nazionale dei Palombari della Marina militare in congedo e “The Historical maritime society”, organizzazione internazionale per la tutela e la promozione della storia e delle tradizioni della marineria e della subacquea.

Tutti queste entità compongono il comitato che gestisce “La Città dei palombari” con iniziative diverse, tra le quali spicca la “Festa dei palombari” che si auspica possa essere ripetuta anche nel 2015.

Le Grazie è stato anche un vero e proprio “covo” di palombari e questo a causa del fatto che moltissimi dei suoi giovani preferivano svolgere una buona parte del servizio militare vicino a casa, durante lo svolgimento del corso ordinario presso il Comando del Varignano. Tanti, poi, hanno continuato l’attività di lavoro subacqueo anche dopo la ferma militare andando ad operare in tutti i mari del mondo.

La storia della comunità “graziotta” è ricchissima di racconti ed aneddoti sulle avventure dei suoi palombari e, spesso, ancora si ricordano, nei bar o nel passeggio lungo le banchine, le imprese di quei figli del paese che indossavano le “teste di rame”.

Proprio con questo termine sono conosciuti i palombari, per via dell’elmo costruito con rame e bronzo che, ancora oggi, abili artigiani continuano a costruire per lo più per appassionati sportivi o collezionisti.

Fino a pochi anni fa, non era difficile trovare i vestiti dei palombari, con il loro caratteristico colore marrone chiaro, appesi a testa in giù ad asciugare di fronte a tanti “fondi” della calata. Venivano messi ad asciugare in quel modo per il fatto che l’unica apertura, oltre ai polsini, era il collo e quindi metterli a testa in giù era l’unico modo per poter eliminare l’acqua usata per lavarli internamente.

Vicino ai vestiti, così caratteristicamente posti ad asciugare, era facilissimo vedere gli elmi ed i collari nonché “le lane”, i vestiti di lana che si utilizzavano sotto il vestito per proteggere il palombaro dal freddo delle profondità. Di pura lana e di un colore bianco candido venivano messi ad asciugare al sole con la caratteristica sciarpa ed il cappellino, entrambi di colore rosso vivo. La sciarpa era utilizzata a modi cintura per sorreggere i pantaloni della lana che non avevano elastico, ma semplici bottoni per essere allacciati; la sciarpa rossa, aveva anche un importante funzione protettiva, riscaldando la parte lombare della schiena.

Il cappellino rosso, oltre ad una funzione prettamente protettiva per riscaldare la testa e preservare la cute del capo che scontrava ritmicamente contro la valvola di scarico dell’elmo, aveva anche una funzione che oserei definire determinante per la vita del palombaro. Soprattutto nei lavori subacquei di carattere “edile”, come la costruzione di banchine, dighe o il livellamento dl fondale, venivano usati molto spesso degli esplosivi. Ogni qualvolta si facevano brillare delle cariche subacquee, per ovvie ragioni, i palombari dovevano essere tutti fuori dall’acqua ed il capellino rosso serviva al capo palombaro per contare, anche a distanza, il numero di palombari in superficie ed evitare quindi che qualcuno fosse rimasto ancora sul fondo a lavorare.

Elementi, questi, di un passato davvero glorioso per la Città dei palombari che ancora oggi vengono ricordati con molta nostalgia ed affetto. Il lavoro del palombaro, come lo è oggi quello del sommozzatore civile e militare, era durissimo e pieno d’insidie di ogni genere. Ricordare questi uomini e le loro semplici ma importati gesta è un obbligo che, con “Le Grazie, Città dei palombari e dell’iperbarismo” si è voluto prendere.

Le Grazie, che si affaccia tranquilla e bellissima sulla sua splendida baia, è anche uno dei luoghi più importanti dal punto di vista archeologico a livello nazionale; qui è presente la Villa romana del Varignano, un’importantissima testimonianza del passato, egregiamente conservata.

Ma questa è un’altra storia e non mancherò di raccontarla!

 

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