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Non è stato solo un viaggio, e non è stata sola una vittoria. Ma l’inizio di un progetto di diffusione e sensibilizzazione che dovrebbe riguardare tutta Italia. E serve l'aiuto e il supporto di tutti, provo a spiegare il perché.


Ne avevo già parlato dopo un test drive con Nissan, quando erano emersi per l’ennesima volta una serie di punti spinosi che toccano il campo dello sviluppo dell’auto motive elettrico: manca un piano nazionale.
Come per molte (troppe) cose in Italia ci si aspetta che la libera impresa sia in grado autonomamente di arrangiarsi e arrivare al risultato, ma non può e non deve essere così, non devono essere due imprenditori a spese loro a dimostrare che si possono fare 10.000 km in 8 giorni, deve essere il sistema e deve diventare la norma.

La prima domanda che tutti fanno, quando si sentono raccontare cosa sia e come funzioni una Tesla Model S, è quasi banale: allora perché tutte le macchine non sono così?
A mio avviso per colpa di un governo (vari governi) che non hanno mai saputo dare un colpi di reni ne in questo ne in altri settori strategici del paese, ignorando le necessità delle stesse casa automobilistiche nonché dei cittadini.
L’esperimento è riuscito, ma nel viaggio si sono raccolte informazioni, idee, progetti e ragionamenti su quello che era il vero stimolo alla base del viaggio: vogliamo immaginare un futuro in cui tutti viaggeremo veramente solo con l’elettricità?

La risposta è si, per forza, ma lo possiamo e lo potremo fare solo se si evitano gli errori che hanno fino ad oggi accompagnato il mondo dell’auto motive, dal bioetanolo all’idrogeno. In un mondo in cui i veicoli a benzina viaggiano con carburanti addizionati al 40% da etanolo (USA) in Italia abbiamo un solo distributore attivo a Tortona, e l’ultimo imprenditore che portava avanti quella battaglia ci ha lasciato qualche anno fa (Guido Ghisolfi, ndr)

Un piano nazionale significa fare azioni concrete, molto di più di quelle economicamente insostenibili che fino ad oggi si sono fatte con il fotovoltaico ad esempio, stimolando una crescita sostenibile, garantendo ai proprietari di auto elettriche benefici e sgravi per aver investito sul futuro, garantendo a questi veicoli autorizzazioni automatiche per le soste in ogni Comune e gli accessi alle zone a pagamento, apriamo un tavolo di discussione serio.

Perché è sempre questo che manca alla politica moderna: la possibilità di sedesi a un tavolo e  parlare, confrontarsi, capire le esigenze di tutti i produttori, innanzitutto, da Tesla a BMW, rapportarsi alle esigenze di chi una macchina elettrica già la ha o a chi la vorrebbe avere, intervenire sui processi che consentano la distribuzione di centri di ricarica o di super ricarica diffusi sul territorio, che vadano bene tanto per le macchine quanto per le biciclette a pedalata assistita e il car sharing.

Facciamo sistema, pensiamo ad una città dove queste reti si incrociano, e tanto abbiamo discusso della necessità del wifi per gestire servizi (wifi che oggi possiamo dire che esiste), tanto ci batteremo per aver modo di discutere e far discutere di mobilità elettrica e abbiamo iniziato con un viaggio, che è l’inizio di un viaggio ben più lungo.

Sabato vedere arrivare (e non sentirla) la Tesla a Venezia è stata un’emozione enorme: i sorrisi e il relax, finalmente, di tutto il team e di tutto il gruppo era evidente e forte, come forti le emozioni che abbiamo provato tutto il giorno.

Si, perché sono convinto che nulla accade mai per caso,  e io come Luca, Claudio, Giulia, Ester, Marinella e tutti gli altri sentivamo il bisogno, come di una calamità, di essere li, poterlo documentare e raccontare e poter dire di averlo vissuto.

Perché è una goccia nel mare questo viaggio, molto più complesso e articolato di quello che possono aver trasmesso le immagini, perché da Bass Spielberg ad altri (non sono riuscito a conoscerli e parlare dignitosamente con tutti, erano davvero troppi per così poco tempo, avremmo avuto bisogno di 8 giorni) le riprese, i video, le foto  e la documentazione di questo viaggio sono state fatte da professionisti appassionati e innamorati di ciò che stavano facendo. E traspare, è trasparso dal primo istante, in una giornata di confronto, di scambio di idee, di spritz nei bacari a parlare di Tesla e dei veri motivi che spingevano tutti noi li quella sera.

Ho finalmente incontrato Adriano e Andrea Ruchini,  Federico Lagni, Giancarlo Orsini e Marco Nardin, e ho stretto la mano a tutti e detto grazie per quelle emozioni che stavamo tutti provando ad assistere al successo di una missione che ha mosso un drappello di innovatori e fare qualcosa controcorrente, e “senza motivo”, ma con un gran motivo, che è la raccolta per Open Biomedical che è quasi passata in secondo piano.

Si, perché Adriano Ruchini, Giancarlo Orsini, Marco Nardin, Valentino Megale e tutti quelli che c’erano hanno creato così tanta energia che la Tesla avrebbe potuto fare qualche chilometro in più.

Sono certo che quanto è successo avrà delle bellissime conseguenze, la politica si è affacciata per la prima volta a parlare e a confrontarsi, nella terra dove innovazione e sviluppo sono sempre state le parole d’ordine dalla piccola azienda all’industria si è mosso qualcosa, e un colpo d’ali di una farfalla a Capo Nord può fare arrivare una autostrada tempestata di colonnine per la ricarica in Italia, e far finalmente mettere ad un solo tavolo produttori, tecnologie, proprietari (attuali e futuri) a confrontarsi su come fare a vivere in un mondo in cui ci scorderemo del petrolio.

Oggi il, limite è il costo, una Tesla Model S costa 90.000 €, ma a mio avviso ogni futuro proprietario di super car dovrebbe far bene i conti prima di scegliere a che brand affidarsi. L’accelerazione inerziale di questa macchina è pari a quella di un jet, 0/100 in 3,0 secondi, è come aprire i  bruciatori su un F16, senza nessun rumore o disturbo, padroni del vento.

Gli sviluppi automobilistici dei circuiti si sono man mano tradotti in tecnologie alla portata di tutti, su auto civili e non da corsa, rendendo sicuri i nostri viaggi e la nostra vita. Riuscire a fare lo stesso, a garantire che nel tempo della sosta all’autogrill per un caffè, un controllo alle mail e alle telefonate la nostra macchina può essere ricaricata e pronta a ripartire, evitandoci pure la sosta alla colonnina e il pagamento in fila al bar è un sogno.
Questo è il sogno di Adriano che voleva solo portare suo figlio a Capo Nord con la sua Tesla per dimostrare a lui e a se stesso che era possibile. 

Noi di Piuturismo, i Green Geek (che hanno risposto all’appello accorrendo e condividendo come gli altri il messaggio in questi giorni), Teleambiente, Auto a Spillo e tutti quanti sono intervenuti siamo disponibili, e ancora più carichi di prima (senza super charger) a continuare questo viaggio nato quanto sarà necessario, stimolando una politica di diffusione e di confronto.

Inizieremo mappando (come al solito) tutti i centri di ricarica per renderli disponibili ai viaggiatori, a partire da quelli di Tesla a tutti quelli che riusciremo a trovare e documentare.
E continueremo lavorando per loro, con loro, e con tutti per stimolare i nostri politici a fare qualcosa per cambiare qualcosa.

Per quanti questo messaggio lo colgono l’invito è a contattare il team di Teslasfuture e mettersi, come noi, a disposizione per aiutare e contribuire a un progetto che non ha un valore quantificabile ma che farà la differenza sul nostro domani.

#teslaf ha anche portato con se l’incubatrice BOB stampata in 3d con le soluzioni di Open Biomedical, e la missione è stata e continua ad essere a supporto di questa bellissima iniziativa che vuole creare la più grande rete di stampanti 3D bio medicali diffusa e open source.

Penso che in qualche modo nessuno di noi fosse li per caso, ognuno col suo viaggio e ognuno diverso (cit) ma tutti mossi per la curiosità e la voglia di avere un futuro eletrico autonomo e sostenibile.

Insomma, ce l’hanno fatta, ce l’abbiamo fatta ma forse il viaggio inizia davvero adesso, sostenendo la campagna su eppela a voi che mi leggete per dire che l’appello si è sentito, e iniziando a rimboccarsi le maniche per dare un futuro a questo pianete noi altri sognatori. 

La video storia di Claudio Gagliardini

Il nostro video:

Il foto racconto:

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