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Potrà sembrarti strano ma la cordata sul ghiacciaio è un’attività alla portata di tutti. Vi basta un pò di fiato e di curiosità, se ci andate con la guida giusta anche il ghiacciaio non vi farà paura. Noi ci siamo divertiti tantissimo e la tensione cala dopo i primi passi, basta prendere contatto con la neve.


Noi siamo stato molto fortunati: la Halo Comunicazione ci ha mandato sì nel cuore del ghiacciaio, ma in compagnia di una guida brava e preparata, una delle migliori del territorio, in grado di mettere a proprio agio chiunque ed attenta a tutto. E questo si, fa una grande differenza quando affronti un terreno che non conosci, e su una montagna che ha visto spegnersi tante vite; andarci con qualcuno di preparato, e andarci preparati è d’obbligo.
Perché se la montagna non scherza il ghiacciaio lo fa ancora meno, con il suo bianco intenso che riflette il sole così vicino che se non hai un buon paio di occhiali fascianti è pericoloso andarci, ma che quando scendono le nuvole e la foschia diventa così bianco e tutto uguale da far perdere l’orientamento a chi non è abituato o a chi, come me, non emoziona da morire smarrirsi nel blu profondo o scivolare sulle nuvole.
Mal di montagna a parte, per la prima volta l’ho provato, il Monte Bianco riserva delle emozioni che ti allargano il cuore: fermarsi e guardare il panorama, il dente del Gigante così vicino che lo puoi toccare, assaporare il vento e le nuvole che ti avvolgono o saltare da un crepaccio all’altro mentre passi tra i costoni sono emozioni che descritte a parole poco rendono.

La cosa più importante per chi decide di affrontare questa sfida è quella di attrezzarsi: pantaloni tecnici, superpippo sotto, scarponi da neve alti alla caviglia a per tenere bloccati come si deve i ramponi e una giacca a vento calda e dotata di cappuccio sono la base minima per affrontare le temperature e i venti del ghiacciaio.

La guida

Questa è una scelta irrinunciabile se non si conosce il territorio, e una buona guida non è solo in grado di fornirvi, se vi manca, la corretta attrezzatura, ma è anche colui che sorridendo qualsiasi cosa capiti attorno garantirà di portarvi a casa e di non lasciarvi in pasto alla montagna
Perché finire in pasto alla montagna, mi si perdoni la durezza, è quel che si meritano i soggetti che qui arrivano con le scarpe da ginnastica (o peggio, ho sentito perfino di gente in infradito….) la shirt con un messaggio stupido stampato sopra e gli shorts convinti di poter uscire e affrontare così il ghiacciaio: non siamo in chiesa, ma il rispetto che la montagna pretende per lasciarti tornare sulle tue gambe a casa è ben più alto, e glielo si deve se si decide di affrontarla.

A noi è stata data l’occasione di viverla, di condividere con lei la fatica delle salite con le gambe rigide che affondano di mezzo metro nella neve calda e morbida, di imparare a saltare un crepaccio uno alla volta fidandosi di quello indietro e di quello davanti, di provare a sfiorarlo nell’intimo entrandoci dentro e provando, anche se solo per pochi secondi e in massima sicurezza, l’emozione di vedere i canyon ghiacciato aprirsi davanti a noi e lasciarci guardare in uno spiraglio nel cuore della montagna di ghiaccio che ricopre la montagna di pietra.

Ho avuto la fortuna di mettere in sicurezza l’accesso, aprire la strada ed essere il primo ad entrare, rispettosamente, nel cuore della montagna a guardare i blu e il cobalto mischiarsi tra ghiaccio e neve, un ricordo che farà parte di quelle tante cose che ho fatto ma che rimane tra quelli che non dimenticherò mai. 

Rifocillati, con dell’ottimo cioccolato fondente locale, e ricaricati dall’adrenalina siamo tornati indietro, stanchi ma felici come non mai, verso il rifugio dello skyway e verso il suo fantastico ristorante, a recuperare zuccheri ed energie coccolati da polenta e cervo e dai sapori della cacciagione e degli allevamenti locali.

Emozionante, anche se per quanto incredibile non l’emozione più forte tra quelle che ho potuto provare scoprendo la montagna d’estate, ma di certo l’attività più impegnativa psicologicamente e fisicamente. Quando scendi e ti rendi conto di quello che hai fatto l’unico pensiero che hai è che le sfide della vita confronto sono una passeggiata, e se sei riuscito ad affrontare il gigante bianco e ti ha permesso di tornare a valle senza un livido ne un graffio tutto il resto sarà più facile.

E alla fine è stato così: la sicurezza e la forza che la montagna sa esprimerti ti portano ad affrontare tutto con una determinazione diversa, e quando ho visto dalla mia mountain bike la prima discesa della giornata successiva all’inizio ho avuto una sacra paura di non potercela fare. Poi ho ripensato al gigante bianco ho tolto le mani dai freni e mi sono lasciato portare dalla montagna dove diceva lei, e più andavo veloce più adrenalina circolava, più mi guardavo attorno più voglia avevo di viverla fino all’ultima emozione, ed è inutile dire che è stato bellissimo (ma ve lo racconto nel prossimo articolo).

La mappa di La Thuile:

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