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Sei uno sportivo o hai un'attività sportiva? Ecco il nostro decalogo per un turismo sportivo ecologico e sostenibile.


1. L'INATTIVITA' – Il primo vero guaio per l’ambiente lo provoca una vita sedentaria. E’ dimostrato che una qualsiasi attività sportiva, realizzata con costanza, salvaguarda da numerose malattie. La seconda parte del Libro Bianco dello Sport, pubblicato dal CONI, ha calcolato che ridurre i sedentari presenti in Italia di circa 200.000 unità (1% della popolazione inattiva) genererebbe un risparmio del sistema sanitario nazionale di 80 milioni di euro l’anno. Meno tasse, più felicità- Ma andiamo oltre: una costante costante attività fisica migliora l’efficienza energetica di ognuno, riducendo la pigrizia e l’utilizzo di energia elettrica per le attività quotidiane (spostamenti, riscaldamento casalingo, utilizzo di macchinari specifici per le piccole operazioni quotidiane come salire le scale, spostare, spremere, portare…).

Quindi più sport vuol dire minor consumo di medicine, una popolazione più sana e una miglior “efficienza energetica” personale e globale. 

2. ALIMENTAZIONE – Partiamo da un semplice e efficace assunto: un piatto di pasta prima dell’attività fisica è molto più salutare e benefico di una barretta energetica: costa e inquina di meno. Stesso discorso alla fine dell’attività fisica. Il recupero ideale, soprattutto per un’attività intensa, prevede l’assunzione di cibi (caldi e liquidi) o frutta fresca o secca.

3. BERE – Durante l’attività sportiva possiamo trasformare un banale (e fondamentale) gesto, ber per reidratarsi, in uno rispettoso per l’ambiente che ci circonda. Evitiamo di acquistare acqua o integratori in bottiglie di plastica, ma portiamoci la borraccia da casa, riempiamola con acqua di rubinetto, un thé oppure una limonata. Reintegreremo lo stesso i sali necessari, risparmieremo dal punto di vista economico e diminuiremo la quantità complessiva di rifiuti da smaltire.

4. INTEGRATORI – Un’attività sportiva consapevole e sostenibile non può prevedere l’uso di integratori. Credevate fossero innocui? Si tratta di prodotti chimici spesso frutto di filiere complesse e ad alto impatto ambientale. E' il motivo perchè, fino ad ora, nessun integratore si è mai spacciato come “bio” o “green”, nonostante il forte appeal che queste parole esercitano sul mercato.

5. LAVARSI – Lo sport è un piacere, e spesso ancora di più concedersi una rilassante doccia o bagno caldo (soprattutto d’inverno) dopo l'attività fisica. Ricordiamoci, però, che l’acqua e l’energia utilizzata per scaldarla sono beni limitati. Quindi stai sotto la doccia giusto il tempo di toglierti il sudore o di rinfrescarti.

6. INDUMENTI – Alla berlina ci sono anche i lavaggi per gli indumenti utilizzati per fare attività sportiva. Siamo certi che bisogna lavarli ogni volta? Fatti questa domanda quando torni da una sessione e pensa che la tua maglietta non deve per forza profumare di detersivo la prossima uscita.

7. IMPIANTI SPORTIVI – Provate a fare qualche domanda ai proprietari degli impianti: aiuta ad aumentare la consapevolezza che l’efficienza energetica di un edificio pubblico rappresenta un criterio di scelta per l’utente. I gestori potrebbero pensarci in occasione delle prossime ristrutturazioni.

8. ATTIVITA’ OUTDOOR – Sicuramente l’attività sportiva all’aria aperta a contatto con la natura, ha un tasso di sostenibilità maggiore. Per capirci: andare in bicicletta è “eco”, farlo in un bosco anche; aprire un nuovo sentiero un po’ meno. Non inquina quello che fai, ma come lo fai…

9. MANIFESTAZIONI SPORTIVE – Ogni evento sportivo che prevede l’afflusso di un gran numero di persone inquina. Gli organizzatori più attenti si devono preoccupare di come far giungere partecipanti e spettatori sul posto con mezzi pubblici; di organizzare un sistema di raccolta di rifiuti differenziato e di informare i presenti com’è organizzato; di predisporre un corretto uso dell’energia elettrica; di penalizzare i concorrenti in caso di comportamenti non eco sostenibili (l’esempio è la Maratona delle Dolomiti di ciclismo, che squalifica quanti buttano cartacce e/o borracce durante il percorso); di ridurre l’uso di auto per l’organizzazione e di prevedere l’uso di quelle elettriche. L’attenzione di una manifestazione per questo aspetto si percepisce anche nell’organizzazione del sistema di pulizia post-evento. Se affidato al Comune, vuol dire che l’attenzione è minima (“sporco, pago la tassa – spesso bassa – e chissene”), se invece organizzato privatamente, allora vuol dire che qualcosa si muove.

10. MATERIALI – Inutile nasconderci. I grandi marchi che operano nello sport sono spesso protagonisti di storie poco edificanti. Non si salva nulla, anche attrezzi che pensiamo innocui e “eco” per eccellenza, come per esempio la bicicletta, realizzata in carbonio, acciaio o alluminio, con sistemi di lavoro ad alto impatto. La soluzione? Affidarci a materiali innovativi, come il bamboo (alcuni telai sono prodotti con questo materiale), oppure non sprecare quelli che abbiamo (una bici è per la vita). 

E buono sport a tutti!

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