+Turismo

Tutti a Varese per rivivere l’antica tradizione del falò e della benedizione degli animali


Nei paesi dell’alta Brianza e del bacino del Lago Maggiore, le gelide notti dei primi mesi dell’anno si animano con i bagliori di mille fuochi: sono i tradizionali falò che si fanno per celebrare Sant’Antonio Abate (17 gennaio), la Giobia o Giubiana (l’ultimo giovedì di gennaio), e Imbolc, la divinità celtica del fuoco (il 3 febbraio). Tre personaggi completamente diversi fra loro, appartenenti rispettivamente alla tradizione cristiana, alla tradizione popolare e alla tradizione celtica ma accomunati dall’elemento del fuoco, dalla risottata con le salsicce e dal periodo dell’anno in cui si festeggiano. Per questo può essere interessante scoprire le storie che sono a monte di queste tradizioni.

Iniziamo dunque con la leggenda che spiega la relazione di Sant’Antonio abate con il fuoco e con gli animali, in particolare con i porcellini. Si narra che in epoche remote, gli uomini non conoscevano ancora il fuoco, consumavano quindi cibi crudi e molti di loro morivano assiderati perché non resistevano ai rigori del clima invernale. Sant’Antonio allora, impietosito, radunò tutti gli animali e fra loro scelse i porcellini perché erano chiassosi e coraggiosi, ordinò loro di seguirlo, e, armato soltanto del suo bastone di predicatore, si recò nientemeno che all’Inferno dove colse di sorpresa i demoni. Vedendolo entrare all’improvviso e senza paura, i seguaci del Maligno iniziarono a litigare con orribili bestemmie, accusandosi a vicenda di aver lasciato la porta aperta. E poi, si chiedevano urlando: “chi sarà mai questo pazzo con un bastone in mano, seguito da centinaia di porci che corrono da tutte le parti grugnendo e insudiciando ogni cosa”? Il parapiglia fu tale da svegliare Satana, il re di tutti i demoni, che volle sapere cosa stava succedendo. Sant’Antonio intanto, approfittando della confusione rubò un bel sacco di carboni ardenti. Poi, arrivato accanto all’uscita, si girò indietro e con un cenno della mano richiamò i fedeli porcellini che ubbidienti lo seguirono. Satana allora lo riconobbe, comprese in un lampo l’inganno e la beffa e gridò così forte per la rabbia da spaventare perfino i suoi demoni. Ma ormai era fatta. Tornato sulla terra, il Santo regalò il fuoco agli uomini che impararono subito a usarlo per scaldarsi e per cucinare e, da allora, per ringraziarlo, la notte della sua festa, accendono un grande falò e fanno una solenne risottata con le salsicce. Il motivo? Sono convinti che mangiandole acquisiscono il coraggio e la forza dei porcellini che non hanno avuto paura nemmeno del Diavolo seguendo il Santo perfino all’Inferno.

Per chi vuol rivivere la festa con falò e la tradizionale risottata segnaliamo tutti gli eventi previsti a Varese in piazza della Motta:

- Domenica 14 gennaio ore 16 alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, concerto del vocal ensemble “The Blossomed Voice”, musiche corali del Rinascimento e dell’età moderna, ingresso libero.

- Martedì 16 gennaio: sempre nella chiesa di Sant’Antonio alle 10.30 celebrazione eucaristica e benedizione delle candele, alle 18 celebrazione eucaristica, mentre alle 21 il suggestivo Falò di Sant’Antonio, acceso alla presenza delle autorità cittadine.

- Mercoledì 17 gennaio – Festa patronale della comunità pastorale, con celebrazioni eucaristiche alle 8, alle 9, alle 10, alle 11, alle 18. Alle 12 : benedizione degli animali e dei pani e lancio dei palloncini. Per tutta la durata della manifestazione mercatino di artigianato, golosità e prodotti tipici e banco gastronomico. Per l’occasione, nelle chiese vengono eccezionalmente accettati animali di ogni specie, anche pecore e cavalli, e poi si celebra la Messa.

La tradizione popolare ha elevato Sant’Antonio anche a protettore delle ragazze da marito, per questo nel falò si usa gettare i bigliettini con le richieste d’amore scritti dalle donne presenti che, specie in passato, pronunciavano questa filastrocca:

“Sant’Antoni del purscèl
fam truva un om che sia bel
damel picul damel grand
damel mia cun stort i gamb”
(Sant’Antonio del maiale
fammi trovare un uomo che sia bello
dammelo piccolo dammelo grande
ma non darmelo con le gambe storte)

+Turismo