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Una gita fra le montagne dell’Ossola per conoscere la storia che non si trova nei libri scolastici ma si legge negli usi e costumi della gente.


Gli uomini vestono il kilt e suonano la cornamusa. Le donne hanno un costume molto elaborato che ricorda quello delle Higlands. Alcuni dei loro cognomi sono di chiara derivazione scozzese. Nel loro dialetto sono presenti oltre 800 termini di origine gaelica. E le case più antiche presentano la croce di Sant’Andrea inserita nella struttura architettonica. Eppure siamo in Italia, e precisamente a Gurro, in val Cannobina, fra le impervie montagne strette tra il confine Svizzero e il Lago Maggiore. A cosa sono dovute queste strane e incredibili analogie con la Scozia?

Narra una antica leggenda che nel 1525 un gruppo di mercenari scozzesi sulla via del ritorno dopo la disfatta subita nella battaglia di Pavia, tra re Francesco I e Carlo V, durante la quale l’esercito francese, comprendente anche un gruppo di guardie scozzesi, si fermarono proprio a Gurro. Non si sa bene se la sosta fu fatta per nascondersi, vista l’ubicazione della località decisamente fuori dalle rotte comuni, oppure soltanto per riposarsi e svernare, visti i rigori del clima. Una sola cosa è certa: quei rudi mercenari si innamorarono letteralmente di quei luoghi che tanto ricordavano loro la Scozia natìa, al punto da decidere di stabilirsi lì definitivamente e di mettere radici.

Ma la leggenda, negli anni 60, superato il confine delle Alpi, arrivò alle orecchie del colonnello scozzese Robert Gayre of Gayre and Nigg, barone di Lochoreshyre, il quale, dopo lunghe e accurate ricerche scoprì che in quella storia c’era in realtà una consistente base di verità e decise di adottare “The Lost Clan”, il leggendario Clan perduto composto dai mercenari del re di Francia.

Terminati gli accertamenti e sicuro dell’origine scozzese dei Gurresi, firmò il «Bando di adozione», nel quale fra l’altro si ribadisce che: «accertato che gli abitanti di Gurro sono discendenti di scozzesi staccatisi dal Corpo delle Guardie reali di Francia, sono riconosciuti come Setta del Clan Gayre. A essi spettano tutti i diritti tipici», tra cui «vestire i tartan del Clan con i relativi stemmi».

La solenne cerimonia avvenne nel 1973, alla presenza del barone stesso. La BBC filmò l’evento per farrne un documentario, e agli abitanti di Gurro furono donati il kilt ufficiale del Clan insieme alla sporran originale (ovvero la tipica borsetta di pelle e pelo autentico, usata come portaoggetti e soprattutto per evitare che il kilt si sollevi in caso di vento).

Oggi quella la divisa è custodita al Museo etnografico del paese, insieme a 700 oggetti antichi e oltre 4.000 foto di storia e tradizioni del luogo. Il colore ufficiale del Clan Perduto è il verde, colore predominante del tartan dei kilt dei Gayre.

Se volete respirare aria pura e ammirare panorami mozzafiato sognando la Scozia, pianificate dunque una gita in val Cannobina e non ve ne pentirete! Dopo aver percorso in auto una serie di tornanti, vi apparirà una manciata di case strette le une alle altre come a ripararsi dal freddo: è Gurro, un fiero comune di montagna con con poco più di 250 anime. Giunti sulla piazza principale, troverete un cartello con lo stemma originario e potrete rifocillarvi al Circolo degli scozzesi, dove, tra un sorso di whisky affumicato e qualche chiacchiera, potrete scoprire che ancora oggi per le principali ricorrenze, e spesso anche la domenica mattina per andare a messa, gli uomini indossano orgogliosamente il Kilt.

D’obbligo infine, una visita al museo locale che custodisce tutta la documentazione del Clan Perduto e poi ritrovato, insieme agli oggetti tradizionali e ai costumi di tutta la Valle Cannobina.

Il percorso si snoda in ambienti che ricostruiscono la vita domestica: la cucina con i mobili, le stoviglie in legno, la scodella per la polenta e latte, il secchio dell’acqua, il pavimento in piode. A seguire, la camera con il letto in legno e il caratteristico materasso in foglie di faggio, le culle intagliate, la biancheria di canapa.

Altri locali del museo custodiscono gli attrezzi per i lavori artigianali ed agricoli: l’angolo del telaio con l’occorrente per la filatura e la tessitura di canapa e lana. Interessante infine la collezione dei costumi femminili tradizionali, uno diverso per ogni paese della Valle.

Orari e date di Apertura:

Periodo invernale solo su prenotazione presso il comune chiamando al 0323 736280

Da Marzo a Ottobre aperto tutti i giorni.

Il costo del biglietto è di 3 euro.

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