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 Per poter visitare tutti i musei e i siti archeologici  di Roma, non basterebbe una vita.


La Capitale infatti non smetterà mai di stupire i suoi visitatori e i suoi cittadini, in quanto ogni angolo è impregnato di storia, e per poterli vedere tutti sarebbe bello e utile, che venissero organizzati più spesso eventi culturali che mirino alla valorizzazione del patrimonio artistico capitolino, incentivando allo stesso tempo il turismo e la curiosità dei giovani.

A tal proposito, in occasione della XXVI Giornata Internazionale della Guida Turistica, tenutasi lo scorso 21 e 22 febbraio, istituita dalla World Federation of Tourist Guide Associations e promossa in Italia dall'Associazione Nazionale Guide Turistiche, a Roma sono state aperte le porte delle Terme di Diocleziano, il più grande complesso termale costruito in epoca romana.

Con l’istituzione di questa giornata, l’Associazione Nazionale Guide Turistiche mira a mettere in rilievo questa figura professionale di grande importanza, che regala un valore in più ai siti che si visitano. Perchè diciamoci la verità c’è un altro gusto a vedere un reperto storico spiegato da una brava guida.

A Roma la Giornata Internazionale della Guida Turistica ha riscontrato un grandissimo successo grazie alla collaborazione tra le associazioni delle guide turistiche di Roma SRGT e FEDERAGIT, che hanno permesso a centinaia di visitatori, domenica 22 febbraio, di visitare uno dei musei romani più belli e purtroppo poco conosciuto, godendo del piacere di essere accompagnati da una guida turistica completamente gratuita.

Ma cerchiamo di vedere un po’ più da vicino, cosa sono le Terme di Diocleziano.

Iniziati i lavori nel 298 per volontà di Massimiano e Diocleziano, le terme furono aperte nel 306 e diventarono ben presto il fulcro di ritrovo più frequentato dal popolo romano. Capace di contenere circa 3000 persone, grazie ai suoi 13 ettari di estensione, la struttura comprendeva biblioteche, palestre, sale e una piscina di 3500 metri quadrati. Su quello che era il cuore dell’impianto, costituito da il frigidarium, il tepidarium  e il calidarium, oggi sorgono il Chiostro e la Certosa realizzati da Michelangelo.    

 Il Grande Chiostro sorge tra il centro delle Terme e il lato settentrionale del recinto, il Piccolo Chiostro invece sullo spazio dove si trovava la piscina occupandone i due terzi

Accedendo al Museo Nazionale Romano, di cui le terme ne fanno parte fin dalla sua istituzione, durante la Giornata Internazionale della Guida Turistica è stato possibile visitare oltre la Certosa e il Chiostro anche il Museo Epigrafico, Il Museo Protostorico e l’Aula Decima.

Il Museo Epigrafico contiene circa 10.000 epigrafi funebri che rappresentano una chiara testimonianza sociale, economica e politica della vita romana  dalla nascita della città fino alla fine dell’Impero. Degna di nota in questa straordinaria raccolta è sicuramente la prima incisione funebre in latino e la Lapis Niger, sito collocato nel Foro Romano, nella zona dedicata ai Comizi. “La Pietra nera” presenta un’incisione di carattere religioso, in latino arcaico caratterizzata da una scrittura bustrofedica. La particolarità di questo reperto è legata anche alla leggenda che vi cela: pare infatti che nel luogo esatto dove è stata ritrovata la lapis vi fosse la tomba di Romolo.

L’Aula Decima è probabilmente la stanza più grande delle intere terme, che da sola da perfettamente l’idea della maestosità della struttura. Non si sa con certezza a osa fosse adibita all’epoca questa sala, ma sicuramente in un secondo momento venne utilizzata per contenere il grano della città. Quello che cattura la vista del visitatore appena entra in questa stanza, oltre alle sue dimensioni e all’altezza del soffitto, sono la presenza di tre tombe di epoca successiva alla realizzazione dell’impianto termale: la Tomba dei Dipinti,la Tomba degli Stucchi, la Tomba dei Platorini. Quest’ultima è la più grande delle tre ed è stata rinvenuta nel 1880 presso il Lungo Tevere, tra Ponte Sisto e via Lungara. Riconducibile al I secolo a.C., al suo interno vennero trovati nove urne con le ceneri dei defunti, sei delle quali erano ancora intatte.

Dunque bisognerebbe promuovere più spesso iniziative di questo genere: solleticare in qualche modo la curiosità del turista, in maniera tale da sensibilizzare i giovani e non, a conoscere l’arte e la storia di un luogo, e con l’aiuto di una brava guida turistica, rivalutare magari alcune zone  poco visitate.

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