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Volete scoprire una dimensione davvero diversa? Desiderate “staccare la spina” veramente? Non occorre andare lontano. C’è infatti una montagna in Umbria, nel cuore del Bel Paese, dove la Natura regna sovrana e, per le vie dei caratteristici borghi, il silenzio arcano è interrotto solo dai passi del visitatore, tanto che il tempo tutt’intorno sembra essersi fermato.


Questa montagna si chiama Peglia, una parola che nel dialetto umbro significa muschio e allude inequivocabilmente al morbido tappeto che si trova nel sottobosco, ai piedi degli alberi secolari e dei rigogliosi cespugli. Da poco, esattamente dal 27 luglio 2018, questo posto è stato proclamato sito Unesco e riserva Mondiale della Biosfera. Un luogo incontaminato dunque, meta ideale per un week-end di fine estate ma anche per una vacanza rilassante “via dalla pazza folla”.

Ma cosa trova esattamente chi sceglie di passarvi qualche giorno? Intanto un meraviglioso parco regionale che si estende per ben 4.535 ettari inglobando, oltre all’Umbria, anche una parte di altre due regioni: Toscana e Lazio.

Poi una serie di borghi dove la vita scorre scandita dai ritmi d’altri tempi e che rispondono ai nomi di San Venanzo, Rotecastello, San Vito in Monte, Monte Castello di Vibio, Collelungo, Fratta Todina, Fabro, Ficulle, Parrano e molti altri che si raggiungono tramite un percorso segnato da una rete di strade e sentieri da fare sia a piedi che in mountain bike e che offrono occasione di osservare le tracce di animali selvatici, oppure di praticare il birdwatching. Ma sono anche un luogo ideale per la ricerca dei funghi, degli asparagi, dei pregiati tartufi, di bacche e frutta selvatica, oppure di erbe officinali, a seconda delle stagioni.

Un trekking in questo parco ancora appartato e poco conosciuto non è dunque solo una buona occasione per immagazzinare aria pura ma è anche un prezioso momento di conoscenza, sia dell’ambiente sia delle tradizioni di chi ci vive da sempre.

Quaranta sono le specie di orchidee selvatiche che si possono trovare sul Peglia e solo questo dato, per ecologi e naturalisti è un chiaro segnale di purezza del territorio e delle sue acque. Non va dimenticato infatti che il parco è attraversato da numerosi torrenti: il Fersenone, il Faena, il Calvana, il Chiani e il Paglia. La flora è caratterizzata da diverse essenze tipiche della macchia mediterranea con querceti di farnia, roverella e cerro insieme a pinete di sempreverdi nelle zone in quota. In primavera esplodono le fioruiture di viole, primule, eriche, orchidee, anemoni, ciclamini, ginestre, e più avanti, in estate, papaveri, gigli di san Giovanni, cardi ed erba san Pietro.

La fauna riserva sorprese come l’ormai raro gatto selvatico e il coniglio selvatico. Non mancano poi lepri, scoiattoli sia rossi che bruni, volpi, martore, faine e tassi, nonché ricci e istrici, cervi, daini, caprioli e cinghiali. Fra gli uccelli, il re del Peglia è senz’altro il falco, seguito dal nibbio bruno, dallo sparviero e dalla poiana. Ci sono poi upupe e ghiandaie, il picchio e, vicino ai torrenti, il Martin pescatore. Di notte, col cielo punteggiato da centinaia di lucciole, si sentono i richiami tipici di civette, barbagianni e allocchi che si alternano al trillo dei grilli e al canto struggente degli usignoli. Alla luce di tutto ciò definirlo Paradiso non è quindi un abusato un luogo comune ma pura e semplice realtà.

Ma come si arriva in questo luogo magico e incantato?

Per chi arriva dal Nord: partendo da Milano si deve percorrere l’autostrada del Sole e poi, tramite l’uscita Siena-Bettolle si entra in Umbria. Nei pressi di Perugia si prende la E45 e all’altezza del comune di Todi, seguendo le indicazioni, ci si dirige verso i comuni della montagna.

Per chi arriva dal Sud: raggiungere Roma, poi dalla Capitale si deve prendere la strada verso Orte, si arriva all’altezza di Orvieto e da lì, seguendo le indicazioni, si raggiungono i borghi del Peglia.

 

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