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E visitando la Torre antica si scopre la leggenda della bella Raffa aggredita da un brigante e salvata dall’Arcangelo Raffaele


Fra le uscite da mettere in agenda questa primavera vi consigliamo caldamente quella al monastero di Torba che, oltre ad avere una storia antica e interessante, ad essere Proprietà del Fai e riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità, fu anche teatro di una vicenda sospesa tra leggenda e realtà

E' interessante ripercorrere grandi linee le vicissitudini di questo singolare complesso architettonico. La storia di Torba inizia addirittura in epoca romana in quanto il primo nucleo del castrum sorse proprio ad opera dei Romani nel IV-V secolo d. C. come avamposto militare con scopo difensivo contro i Barbari.

Il castrum venne utilizzato nei secoli successivi anche da Goti, Bizantini e Longobardi. E fu proprio durante il lungo periodo longobardo che il complesso di Torba, acquisì gradualmente una funzione dapprima civile e poi religiosa, grazie all'insediamento di un gruppo di monache benedettine che fece costruire il monastero aggiungendo all'edificio originale i locali che ospitavano le celle, il refettorio, la sala di preghiera, il portico a tre arcate e, infine, la chiesetta dedicata alla Madonna. Sotto i Franchi, invece, il luogo diventò sede di un contado, acquisendo funzione agricolo-produttiva. Successivamente il complesso fu oggetto di feroci dispute fra famiglie milanesi rivali, in particolare tra i Della Torre e i Visconti finché, nel 1287, Ottone Visconti ordinò l'abbattimento di tutto il castrum, ad eccezione degli edifici religiosi all'interno dei quali fortunatamente era stata inglobata anche la torre romana che in tal modo si salvò.

Dopodiché, molte famiglie nobili si avvicendarono incaricando come badessa una persona della propria famiglia, sino ad arrivare ai Pusterla, che nel 1482 trasferirono le monache a Tradate, lasciando la cura della terra ai massari. Da quel momento Iniziò quindi il cosiddetto "periodo agricolo" del complesso, finché, nel 1799, con le soppressioni degli ordini religiosi, Torba perse definitivamente lo status di monastero. Tutto il complesso fu riadattato alle mansioni agricole: il portico murato, la chiesa trasformata in magazzino per carri e attrezzi e gli affreschi coperti da uno strato di intonaco. Seguirono numerosi passaggi di proprietà, finché nel 1971, l'ultima famiglia di contadini abbandonò il sito e dopo anni di incuria e abbandono, nel 1977 il complesso fu acquistato nel da Giulia Maria Mozzoni Crespi che lo donò al FAI curatore della ristrutturazione.

Conclusi nel 1986 i lunghi lavori di restauro la proprietà venne riaperta al pubblico. Fra i dettagli più interessanti va ricordato il fatto che la chiesetta è interamente costruita con pietre di origine fluviale raccolte nell’Olona e legate fra loro da sabbia mista a calce. Le raffigurazioni pittoriche sono purtroppo molto frammentarie al punto da non permettere l'identificazione dei soggetti. La torre rappresenta una delle poche testimonianze di architettura romana difensiva del V-VI secolo nel Nord Italia.

Fra gli affreschi ancora leggibili spicca la figura di una monaca dal tipico nome longobardo di Aliberga, e una croce con l'alfa e l'omega sui bracci orizzontali. La maggior parte degli affreschi si trova al secondo piano che era l’oratorio delle monache dove si riconoscono ancora oggi un velario, al di sopra del quale si trova la figura di un Cristo Pantokrator in trono, affiancato da due angeli. Poi una fila di santi martiri e sante fra le quali sant'Eufemia al di sotto della quale si riconoscono otto monache in processione, con le mani giunte in preghiera. Sulla parete sud restano parti di affresco raffiguranti la Vergine col Bambino e infine, sulla parete nord, appare il resto di una testa di leone, che secondo alcuni storici dell’arte sarebbe quello di san Marco.

Ma l’aspetto indubbiamente più affascinante è la storia leggendaria della bella Raffa, ambientata proprio all’interno della torre di Torba e ricordata da Giuseppe Sironi nel suo volume “I racconti di Torba”.

Si narra che un tempo, un brigante senza scrupoli si insediò a Torba, scacciando chi vi abitava, depredando i paesi circostanti, seminando morte e terrore. Allora una giovane del luogo, bella e coraggiosa, di nome Raffa, adescò il brigante facendosi sorprendere da lui mentre faceva il bagno nuda nell’Olona. Il brigante invaghito la rapì e la portò a Torba. Quando furono soli la ragazza lo accecò riempiendogli gli occhi di sale e poi lo colpì ripetutamente con un bastone. Il brigante però reagì inseguendola fino in cima alla torre. Una volta raggiunta cercò di gettarla nel vuoto ma lei lo trascinò con sé nella caduta. L’uomo morì sul colpo mentre Raffa rimase illesa e attribuì il miracolo della sua salvezza all’Arcangelo Raffaele del quale portava il nome. In segno di gratitudine fece costruire una chiesetta a Lui intitolata proprio accanto alla torre. La cosa curiosa è che questa leggenda, seppure con qualche incongruenza, sembra avere un consistente fondo di verità in quanto una chiesa intitolata a San Raffaele Arcangelo viene menzionata sia nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del XIII secolo, sia in una mappa del catasto Teresiano del 1722 proprio nel luogo della torre di Torba, anche se poi di questa chiesa non c’è traccia alcuna. Il mistero quindi resta e contribuisce ad alimentare l’innegabile fascino di questo luogo.

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