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Un viaggio indimenticabile da vivere anche in famiglia con bambini, per osservare da vicino il passaggio di diverse specie di cetacei.


Il Mar Mediterraneo e in particolare il Canyon di Caprera, in Sardegna, ogni anno, verso fine giugno, è animato da un massiccio passaggio di cetacei, uno spettacolo della natura emozionante e sconosciuto ai più. Un viaggio promosso da WWF Travel e WWF Italia con la collaborazione di Sea Me Sardinia (acronimo per Sardinia Education and Activities in the Marine Environment), associazione Onlus, cui sarà destinata una quota del ricavato del viaggio, che lavora alla salvaguardia dei cetacei attraverso ricerche, divulgazione scientifica ed educazione ambientale, vuole sensibilizzare sulla necessità di salvaguardare queste specie a rischio e l’ambiente marino in generale; è inoltre l’occasione per scoprire la bellezza dell'Arcipelago di La Maddalena e del Canyon di Caprera e assaporare i profumi e sapori della Sardegna.

Si tratta di un’esperienza ideale per gli amanti della natura e del mare di qualsiasi età; 7 giorni da dedicare al Whale e Dolphin Watching con escursioni in barca, accompagnanti da ricercatori, naturalisti e biologi marini. Uno di questi è Luca Bittau, Presidente e fondatore di Sea Me Sardinia, naturalista con un dottorato proprio sui cetacei, che da anni concentra i propri studi sul Canyon di Caprera. 

Ed è lui che intervistiamo per farci raccontare meglio questo progetto.

a.      Cosa è SEA ME Sardinia, quando è nata e quali sono i suoi obiettivi?

SEA ME Sardinia è una onlus basata a La Maddalena, che promuove la tutela e la conservazione del mare e delle sue risorse, con particolare attenzione ai cetacei del Mare Mediterraneo, alla tutela dei loro habitat e alla valorizzazione del Santuario Internazionale Pelagos. L'associazione nasce nel 2015 da un'idea di Luca Bittau, presidente e fondatore, coinvolgendo in seguito un gruppo di biologi e ricercatori che avevano preso parte da studenti al suo progetto di Dottorato. Il progetto di ricerca a lungo termine avviato nel 2009 con l'Università di Sassari, è dedicato allo studio dei cetacei nel Canyon di Caprera, un area di grande valore per la biodiversità e in particolar modo per i cetacei, e prosegue tuttora grazie ai ricercatori dell'associazione. Le ricerche sono state possibili grazie alla collaborazione con Whale Watching Sardinia di Corrado Azzali, un'azienda che ha sviluppato le sue attività insieme al progetto di ricerca e che ha fornito fino ad ora supporto ai ricercatori per la raccolta dei dati. L'opportunità di studiare al largo della Sardegna specie in pericolo di estinzione come il capodoglio ed il delfino comune e specie rare come lo zifio e il grampo ha in seguito portato nell'associazione volontari, neolaureati e biologi provenienti da tutta la penisola che stanno dedicando, restando in Italia, le loro professionalità allo studio dei cetacei.


b.      Nei mari della Sardegna si trovano i grossi cetacei? Che rischi corrono?

Fino da subito apparve chiaro come quest'area, a est delle Bocche di Bonifacio, vicina alle mete vacanziere più note in Italia, fosse fino ad allora sconosciuta, e meritevole di attenzione scientifica per l'elevata presenza e diversità di cetacei. Sono presenti, in periodi e con frequenze diverse, sette delle otto specie di cetacei che abitano il Mediterraneo occidentale: la balenottera comune (Balaenoptera physalus), il capodoglio (Physeter macrocephalus), lo zifio (Ziphius cavirostris), il grampo (Grampus griseus), il delfino comune (Delphinus delphis) e la stenella striata (Stenella coeruleoalba). Inoltre, nell'area vengono raccolti dati su altre specie marine avvistate durante le ricerche, come la tartaruga marina comune (Caretta caretta), la mobula del Mediterraneo (Mobula mobular), la verdesca (Prionace glauca) e su avifauna marina come la berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea), il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) e il raro uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus). 
Le ricerche di SEA ME Sardinia sono focalizzate in particolare sullo zifio, un delfino di medie dimensioni, molto elusivo e sfuggente. Questa specie è estremamente sensibile all’inquinamento acustico, in particolare all’esposizione a impulsi sonar a media e bassa frequenza e al rumore generato dall’uomo con le imbarcazioni. L’area è intensamente attraversata dal traffico navale commerciale e sfruttata dalla pesca d’alto mare (sportiva e professionale con palangari e strascici pelagici). Nel maggio 2017, una balenottera comune è stata salvata sul Canyon di Caprera dall'equipaggio di Whale Watching Sardinia, che la ha liberata da una lenza che le impediva di immergersi, costringendola a tenere sempre la bocca aperta. I rischi che i cetacei corrono in quest'area sono riconducibili a: inquinamento chimico e acustico, compreso il rischio derivato da disastri navali durante il transito nelle Bocche di Bonifacio, il rischio di collisioni con imbarcazioni e navi, quello dovuto all'interazione con le attività di pesca e tutte le attività che possono arrecare un disturbo per questi animali. 


c.       C’è bisogno di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi rischi? Cosa può fare il comune cittadino?

La maggior parte della gente comune, anche in Sardegna, ancora non sa che le balene e i capodogli vivono anche qui, si alimentano e allevano i loro cuccioli al largo dell'isola. Se nemmeno si conoscono le risorse naturali che ci circondano, in loro valore in termini di biodiversità e lo complessità della vita in mare, difficilmente si può far qualcosa per questi giganti. Le istituzioni dovrebbero essere più sensibili a questo ed ad altri temi che riguardano l'ambiente. Il comune cittadino, dal canto suo,  prima di tutto dovrebbe conoscere, anche emozionandosi, entrare in contatto con questi animali nel loro ambiente naturale e rendersi conto che non sono esseri lontani dalla nostra vita quotidiana, con tutti i loro problemi: un sacchetto di plastica gettato per terra, un tappo o un qualsiasi rifiuto possono domani arrivare al mare e uccidere uno di questi animali. Non si tratta di ipotesi, ma purtroppo di tristi realtà che constatiamo nel nostro lavoro, anche durante gli spiaggiamenti.


d.      Seame e WWF Travel organizzano viaggi di Whale-Watching in Sardegna che valore hanno questi viaggi?

Questi viaggi aperti a tutti hanno un grande valore di sensibilizzazione ed educativo: durante queste esperienze ciò che vediamo nei documentari possiamo finalmente toccarlo con mano, prenderne parte, seppur per qualche giorno, con tutte le sfaccettature del caso, e comprendere meglio anche i problemi, le criticità cui questi animali vanno incontro e le azioni individuali che tutti possiamo compiere per vivere in una dimensione uomo-natura meno conflittuale. Sono sicuro che un'esperienza del genere arricchisce chi la svolge, che può portare a casa, nel suo bagaglio personale, la consapevolezza di quanto sia importante conservare gli oceani del nostro pianeta per tutti quelli che verranno dopo di noi, per i nostri figli.


Se vuoi aggiungere qualcosa

La parte meridionale del Santuario Pelagos si sta rivelando ricchissima di vita, contrariamente a quanto si sapeva nei primi anni dalla sua istituzione, e il Canyon di Caprera si candida a diventare una IMMA. 
Un primo importante risultato per SEA ME Sardinia è giunto nel 2016, quando durante il primo Workshop regionale per il Mediterraneo sulle Aree di Importanza per i Mammiferi Marini (IMMAs) tenutosi a Creta, organizzato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il Canyon di Caprera è stato riconosciuto come AoI (Area di Interesse) per le specie di cetacei regolarmente presenti in Mediterraneo, ma anche per altre specie come tartarughe marine, squali e grandi pesci pelagici. L’obiettivo concreto di SEA ME Sardinia è adesso quello di candidare il Canyon di Caprera come IMMA (Important Marine Mammal Area). Se ne è parlato anche durante il 32° congresso Europeo sui Cetacei appena conclusosi a La Spezia. L'auspicata designazione accenderà i riflettori, sia scientifici che politici, su quest'area e metterà alla luce la sua importanza nel sistema marino del Mediterraneo, in cui i cetacei si muovono liberamente. Attraverso lo studio dei mammiferi marini si potrà definire lo stato ecologico di questi habitat e che potranno essere soggetti a particolari azioni per la tutela e la conservazione di queste specie. Per poter raggiungere questo importante obiettivo SEA ME Sardinia dovrà produrre risultati scientifici e pubblicazioni che raccoglieranno gli otto anni di dati raccolti e i quelli provenienti da nuove ricerche. 

Se volete saperne di più sul viaggio trovate tutte le info su WWF Travel.

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