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Informazioni

l’arrivo in una terra nuova sempre mi stupisce per ciò che mi aspetto. vilnius, la capitale della lituania, è una città tranquilla, ordinata, pulita. e immensa, vilnius sembra milano a ferragosto quando pochissime auto solcano le strade deserte e assolate. altro che bologna, come avevo ingenuamente immaginato per i suoi quattrocentomila abitanti.
così appare, spaziosa e lucente sotto il cielo del nord, attraversata dalle acque del fiume neris, 
il fiume che paola racconterà essere l’origine del primigenio dio dell’acqua nereo, 
figlio di ponto e di gea, 
e delle ninfe nereidi sue figlie, 
mentre la nostra gea a quattro ruote correrà sulla strada verso neringa.
vilnius, attraversata dalle acque del fiume neris e del fiume vilnia, da cui prende il nome, così appare. spaziosa e lucente sotto il cielo del nord, attraversata dai bracci acquatici che brillano, mossa dalle colline che ne sollevano a tratti il corpo, la principale è gediminas attorno alla quale vilnius nacque secoli fa, quando l’antica capitale kernave fu bruciata dai soldati di dio del XIII secolo.
questa è la vilnius che io e i miei compagni guardiamo oggi, in silenzio, dalla sommità della gedimino bokštat, il suo simbolo. 
l’ottagonale torre medioevale - un tempo tre castelli - che domina l’intera capitale lituana, racconta al suo interno la storia di questo paese anzi delle tre nazioni baltiche. vilnius invasa, occupata, vilipesa ma mai sottomessa, dopo anni di sopruso zarista e poi nazista e poi sovietico, il suo ghetto rastrellato, le sue strade rastrellate, il popolo privato della sua storia e del suo sorriso, il 23 agosto 1989 stringe le mani alle sue sorelle riga e tallinn, sue sorelle nel dolore. la lunga catena umana, seicento chilometri di creature invase, occupate, vilipese ma mai sottomesse, sei milioni di mani unite a partire da questa torre fino a riga in lettonia e poi tallinn in estonia, tre milioni di voci che dicono al mondo io esisto, questa è la mia terra, io voglio essere libero.
l’identità del popolo lituano, la sua storia, la sua cultura, la sua musica, il nostro giro che culmina come un vortice in cima alla collina. e ora giù con calma, gradino dopo gradino, verso la città vecchia. ci sediamo lungo la via che conduce alla porta dell’aurora e beviamo frullato di frutta, mangiamo frutta, siamo stanchi, abbiamo dormito praticamente nulla.
camminiamo ancora un po’, passiamo da via della letteratura, ammiriamo nella luce della sera la superba chiesa gotica di sant’anna, madre della madre di dio, che carezza con le sue guglie rosse l’azzurra volta del cielo. sì siamo stanchi e abbiamo fame, prendiamo la via verso casa.
quando entriamo nel cortile del ristorante busi trecias e ci sediamo sulle panche sotto il pergolato, prendo nota mentalmente delle due questioni con cui farò i conti per tutto il mio viaggio attraverso i baltici: l’escursione termica, ci sono undici gradi, e l’allergia al lattosio. 
sì è agosto ma ho freddo e ho faticato con lo spuntino al post skriptum a ora di pranzo. il piatto servito sotto l’abbagliante luce del sole era perfetto. bulviniai blynai (una sorta di frittella di patata), salmone crudo, panna acida. e una magnifica birra lituana, buonissima. e caffè nero. sono accorta e non tocco la panna acida, ma da ingenua mediterranea ignoro un’informazione fondamentale. qui l’olio non esiste, qui tutto è cotto nel burro. 
o nel latte. 
o nel formaggio.
anche quando finalmente a colazione nell’albergo di bauska, quasi alla fine di questo viaggio, le crêpes saranno cotte nell’olio di semi di girasole, la sorridente nadia mi dirà però sono spennellate con una salsa a base di latte. 
la mia fame non si è accorta del burro al post skriptum, il mio corpo sì. e così, infreddolita e gonfia, mi siedo sulla panca del busi trecias, sotto una cascata di lucine come quelle di natale, paolo mi salva dal freddo con la sua giacca a vento e la cameriera riesce a organizzarmi una bistecca di manzo e verdure crude. non c’è olio sul tavolo, le chiedo se può portarmi dell’olio. 
dell’olio? mi fa lei.
sì dell’olio, la guardo perplessa.
lei torna con una tazzina d’olio e un cucchiaino, piccoli, preziosi, comincio a capire.
qui l’olio non esiste, non c’è, non c’è sui tavoli dei ristoranti e degli alberghi tranne che a colazione al promenada di klaipeda, non c’è nelle case che ci accolgono tranne che a tallinn, una preziosa boccetta di olio italiano con tappo a spruzzo. l’olio è un lusso, costa come il salmone da noi, quello vero però, quello del mar baltico. occhio per occhio..
lo stesso è per il miele, un altro lusso, qui non si usa a colazione, meno male imparo a portarmelo dietro ovunque insieme al pane, che alla mattina negli hotel trovo aringhe col pomodoro, trovo salsiccette e piselli, trovo uova sode o fritte col bacon, trovo anche biscotti, pasticcini, pizzette. ma tutto rigorosamente cotto nel burro.
o nel latte. 
o nel formaggio.
la ragazza dell’hotel algiro di kaunas uscirà a comprarmene un vasetto alle sette del mattino. l’impiegata del museo di cesis mi si farà accanto, a me e al barattolo che guardo con attenzione, e mi dirà sorridente è miele.
sì lo so, le dico sorridendo.
ah, perché molti pensano che sia marmellata, mi confida.
sì ma io sono italiana, le faccio l’occhiolino.
lei mi farà l’occhiolino tornando dietro al bancone. 
ah il miele! lo usano sì, ma per cuocere la carne come al lokys, nel cuore del ghetto, domani sera a cena.
la giacca a vento mi scalda, la carne è buona. il rosa chiassoso della saltibarsciai, la zuppa di barbabietole rosse e panna acida e cipolla e aneto, e un enorme orecchio di maiale nel piatto di paola mi accendono la pancia e il cuore.

la prima notte lituana rimbalza tra sogni sudore veglia, nelle vertebre ancora i brividi del volo. conto i minuti che mancano all’alba, poi finalmente è l’alba, finalmente.
poi camminiamo nella via bagnata dalla luce, camminiamo e più ci avviciniamo e più il volume delle nostre voci si riduce finché si spegne del tutto di fronte alle lapidi che lastricano la facciata del museo del genocidio. una sorta di camposanto verticale, una successione di lapidi, una dietro l’altra una sopra l’altra, con nomi di uomini e donne che hanno dato la vita in nome della libertà. molti di loro hanno poco più che vent’anni. ecco cos’è questo muro, un muro atroce di lapidi di bambini catturati torturati uccisi. un primo violento pugno alla bocca del mio cervello, e non è nulla. entriamo.
il primo piano - nei baltici il piano terra non c’è - il primo piano e il secondo piano di questo museo sono curatissimi, come tutti i musei del nostro viaggio. dall’imponente museo del genocidio di vilnius al disarmante museo del diavolo di kaunas al piccolo museo della fotografia di tallinn, i musei delle repubbliche baltiche sono curati in ogni dettaglio. sono testimonianze vive, sono pagine della loro storia ritrovata, sono memoria della loro cultura e della loro storia che i secoli hanno provato a occultare e distruggere. penso al kurdistan, al tibet, alla palestina. penso alla siria. 
e il presente s’accosta al passato, lo sovrappone, lo contrasta, il presente e il passato insieme, stanza dopo stanza, che nulla dev’essere dimenticato. e ogni stanza è una pagina e in ogni stanza si apre una pop-up come nei libri dei bambini, come nel film di mary poppins, quando tutti i bambini sognano di entrare nel mondo dei cartoni animati. dietro al vetro il passato, davanti il presente, stanza dopo stanza, piccoli libri di preghiere scritti a mano, oggetti fatti a mano, ricordi, valige, treni, fotografie, lettere, fucili, cucchiai, sbarre, rotaie, munizioni, maschere, matite. io non sapevo.
io non sapevo che la terra baltica grondasse così tanto sangue. non sapevo che questa terra fosse stata un enorme campo di sterminio di deportazione di morte. non lo sapevo e tremo dentro mentre scendo nei sotterranei, gradino dopo gradino, devo mettere la giacca a vento. io non sapevo le celle di detenzione, le celle di isolamento, le celle di tortura, e quella orrida oscena indecente di morte. io non sapevo che poco più di vent’anni fa il kgb, che sedeva in questo palazzo, avesse giustiziato tutti questi uomini e queste donne. usciamo e d’istinto ci sediamo su una panchina al sole.
il sentimento del dolore del silenzio dello strazio è identico a quello che proveremo avvicinandoci alla collina delle croci a šiauliai, sulla strada per riga.
abbiamo bisogno di leggerezza e così mangiamo al ristorante veg rawraw adocchiato la sera prima. il cibo è buono e curato, il locale accogliente. ma non basta a riconciliarci col reale. rincasiamo e per un paio d’ore stacchiamo la spina.

quando usciamo di nuovo, l’intenzione è raggiungere la vecchia vilnius e perderci nel nugolo di monumenti chiese gatti. è il ghetto la prima stazione, entriamo attraverso un cancello, siamo fermi di fronte al punto di informazione quando s’accostano un uomo e una donna, lei porta una stella di sion d’oro al collo. ci chiedono siete ebrei, ci dicono siamo ebrei e parlano domandano raccontano spiegano mostrano fotografie e infine ci indicano la strada. domani loro torneranno ad amsterdam, dove vivono dopo qualche anno di dimora in israele, la terra promessa. poi loro vanno e noi giriamo per le vie del ghetto, le vie che lo formano e quelle che lo connettono al resto della città, una nazione dentro una nazione, come accadrà a užupis.
fuori dal ghetto la camminata continua verso la porta di san basilio e la marmorea chiesa di santa teresa, con il suo cristo pantocrator avvolto in un insolito peplo rosa. e continua fino alla bianca porta dell’aurora, il cui magico occhio d’oro che tutto sa e tutto vede protegge i passanti. triangolo, simbolo di trina perfezione, tre paesi, tre compagni di viaggio. sì sono proprio fortunata.
riusciamo per miracolo a entrare, è ora di chiusura e chiudono la porta esattamente dietro di noi,  riusciamo per miracolo a vedere la beata vergine maria, la madonna nera dei miracoli, cento mille sciarpette e tavolette votive ricoprono le pareti.
passati i bastioni, io e paola entriamo nella chiesa greca ortodossa dello spirito santo attratte da una voce, anzi da un coro di voci. ci sediamo, siamo poche anime in un tempio che mostra nei suoi muri il passaggio degli anni. la voce dell’officiante s’innalza negli spazi disegnati dalle navate, dalle colonne, rispondono i fedeli con voci leggere, misteriose, come accadrà anche nel duomo greco ortodosso di riga e nella chiesa di santa maria vergine a tallinn. 
vilnius riga tallinn. le tre sorelle. 
lituania lettonia estonia. tutte diverse, accomunate dal fato atroce della terra da conquista e da un mantello gentile di bosco da sud verso nord, di pini di larici di betulle. tutte diverse nei loro corpi, una pudica, una vivace, una chiassosa. tutte diverse nei loro corpi. ognuna terra di popoli con la propria storia, in comune la prigionia e il desiderio di libertà. e poi i boschi, il fiume, il mare...
accendiamo una candela e usciamo, piano.
l’aperitivo da amatininku uzeiga  ci riporta in piazza. l’aria rinfresca, il tramonto colora il cielo di rosso di arancione, alcune mongolfiere passeggiano tra le nuvole. menu in mano, scopriamo che i paesi baltici hanno un legame speciale con gli abruzzi: il vino. sotto la voce vini appare infatti una nutrita selezione dei migliori vini della nostra terra. ah l’abruzzo, la terra dei vini! dirà agni sorridendo quando saremo a tallinn. ecco, sì. un buon bicchiere di vino bianco degli abruzzi è ciò che ci vuole per tornare al presente, anzi due. almeno per un’ora, poi mangeremo nel ghetto, da lokys. carne d’oca, di castoro, cerbiatto, pollo, manzo, carne di cinghiale cotta nel miele nel vino nel burro. un tripudio di sapori antichi diversi lontani che stuzzicano angoli nuovi del mio palato. fa freddo, un paio di giri di liquore lituano e una passeggiata.
su, che domani si va a kaunas.

lasciamo la casa di dimitri che è mattino e facciamo un ultimo giro in questa città che già amo. 
svoltiamo intorno al palazzo presidenziale e girelliamo per le vie dell’università. e scopriamo girellando la gotica chiesa di san giovanni con i suoi dieci altari e gli affreschi nei corridoi d’ingresso. 
un caffè al bar chaika che diventa un caffè con dolcetto che diventa un caffè con dolcetto e acquisto di una buonissima crema di semi di sesamo che verrà con noi fino in estonia.
noleggio della gea e si parte, destinazione kaunas.

Mangiare

caffè post skriptum

ristorante busi trecias

ristorante rawraw

bar chaika

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