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In questo inverno così scarso di neve la maggior parte degli itinerari scialpinistici della Val di Fiemme non sono stati raggiungibili, per questo motivo abbiamo riscoperto la bellezza del Lagorai Orientale e del Parco di Paneveggio, con i suoi itinerari esposti a Nord e protetti dal sole, con partenze ad abbastanza alte, da permetterci di partire con gli sci ai piedi. 

Partendo proprio dal lago di Paneveggio (Loc. Pulesi) si possono raggiungere numerose cime (Cima di Ceremana, di Bragarolo, Valon e Valbona), noi abbiamo scelto Cima Ceremana, la più orientale. La partenza dal parcheggio Pulesi non è delle migliori, infatti, la strada che costeggia il lago di Paneveggio è scarsamente innevata e prevalentemente ghiacciata, all’andata è stato possibile proseguire con le pelli, mentre al ritorno le alte temperature ci costringeranno a una camminata di mezz’ora con gli sci in spalla. Una volta iniziata l’ascesa nel bosco, la neve inizia ad aumentare e possiamo proseguiamo tranquillamente, risalendo il Canalone di Ceremana. Arrivati a un’altitudine di 1800 m. circa teniamo il ramo destra del Canalone, proseguiamo ancora un centinaia di metri, per poi uscire sulla destra del canale e raggiungere finalmente gli aperti pendii del "Lastè". Lo spettacolo davanti ai nostri occhi è magnifico: finalmente è tutto bianco intorno a noi. Stando sulla destra del pendio, proseguiamo senza  un percorso obbligato verso la cima, prestando attenzione ai punti dove la neve è più compatta. Finalmente conquistiamo la vetta di Ceremana, giusto il tempo di guardarci intorno: Pale di San Martino, Marmolada, la catena del Lagorai, Cima d’Asta, il Latemar e poi giù di corsa per ripararci dal vento. Il primo tratto di discesa richiede un po’ più di cautela, visti i numerosi sassi affioranti, ma poi il plateu e il firn ci regalano una sciata molto divertente. Purtroppo, la seconda parte della discesa invece si presenta più impegnativa e lenta a causa della poca neve; infine arrivati sulla strada lungo il lago siamo costretti a toglierci gli sci e proseguire a piedi per un paio di chilometri. Il dislivello totale è di più di 1300 m, senza alcuna difficoltà particolare (nel nostro caso la difficoltà maggiore è stata la lotta continua contro lo zoccolo, causato dal grande caldo).

Superando la località Pulesi e continuando sulla SS. N. 50 del Passo Rolle, è possibile lasciare la macchina appena prima dell’ottavo tornante (parcheggio sulla sinistra), a circa 1630 m., e partire subito sci ai piedi per conquistare le Cime di Colbricon (Grande e Piccolo).

La parte iniziale è in comune per entrambe le cime: l’itinerario prevede una lunga forestale senza grandi pendenze fino a Malga Colbricon (con attenzione è possibile anche tagliare nel bosco per evitare la lunga strada). Una volta raggiunta la Malga, ormai dismessa, gli itinerari si dividono. Per il Colbricon Grande proseguiamo nel bosco in direzione sud-est, verso il Passo Colbricon. Poco prima di raggiungerlo si risale a destra, portandosi sotto l’ampio vallone tra Colbricon e Colbricon Piccolo, questo è il tratto più scomodo della salita, che a causa della scarsità della neve prevede numerosi cambi di direzione e passaggi stretti tra sassi e radici. Superato il vallone ci si trova in un ampio avvallamento e proseguendo verso sinistra (direzione sud, sud-est)  si arriva sotto la cima di Colbricon Occidentale. Proseguiamo verso la vetta con gli sci ai piedi, facendo attenzione nei punti più esposti,  purtroppo gli ultimi metri siamo costretti a toglierci gli sci e proseguire a piedi (fortunatamente senza bisogno di ramponi). Una volta arrivati in cima la vista è spettacolare, si spazia dalla Marmolada, alla Pale di San Martino, la catena del Lagorai, il Latemar in lontananza, e ci ripaga della fatica dell’ascesa. Dato il fresco venticello e il poco spazio a disposizione ci rivestiamo subito e iniziamo finalmente la discesa. In alcuni tratti è necessario stare molto attenti ai sassi affioranti, ma una volta arrivati nell’avvallamento la discesa diventa fantastica, tra cambi di pendenze, salti, e powder. Purtroppo nel tratto finale del vallone la vegetazione si fa più fitta e la neve scarseggia, costringendoci a rallentare un po’. Arrivati in fondo, rimettiamo le pelli per tornare a Malga Colbricon e prendere la forestale. In tutto sono circa 970 m di dislivello e l’itinerario presenta difficoltà medie.

Invece, il fratello minore, Cima di Colbricon Piccolo, è più accessibile con un dislivello di 800 m e un percorso meno tecnico. Raggiunta la Malga di Colbricon, svoltiamo subito a sinistra per iniziare la nostra ascesa sul pendio aperto soprastante tenendoci sul margine destro vicino al bosco, fino a uscire verso destra seguendo una stradina ben visibile. Continuiamo la salita tranquilla seguendo le molte tracce già presenti, raggiungendo gli aperti pendii sommitali. Dopo un paio di antecime, finalmente scorgiamo la cima. Il panorama è come sempre spettacolare, un primo piano diretto delle Pale di San Martino e a seguire Marmolada, Lagorai, Latemar. La discesa è uno slalom, prima tra i sassi e poi tra le radici e richiede un po’ di attenzione, invece il bosco finale prima della forestale ci rivela un divertentissimo sentierino, tra salti e mini paraboliche. Concludiamo la gita con un ottimo pic-nic immersi nella neve, godendoci queste calde giornate.

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