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Informazioni

L’ambiente collinare-montuoso è caratterizzato da vaste aree di prato-pascolo, ancor  oggi dedicate all’allevamento semi-brado di “chianine”, nonché da una macchia di 800 ettari detta la Cerreta.  Unica nel suo genere, questa foresta è in realtà un querceto misto ormai avviato all’alto fusto che  ospita anche faggi, aceri, carpini, frassini, agrifoglio e varietà di sorbi: per estensione,  è considerata il bosco di cerro più grande di Europa e polmone verde d’Italia, ovvero uno dei siti con minor inquinamento atmosferico.

Il silenzio animato dei boschi, dei prati e delle zone ecotonali, sono capaci di sorprendere ed affascinare anche il più distratto tra gli escursionisti: è al crepuscolo che il bosco esprime la propria carica vitale, quando i rapaci notturni sono gli incontrastati signori della notte e il loro canto accompagna le scorribande di ungulati, in particolare cinghiali e caprioli. In ambienti più selvatici si aggira anche il lupo appenninico, elusivo predatore tornato a popolare questi luoghi.

Ad ogni cambio di stagione si può apprezzare sempre un aspetto diverso della bellezza di questo ambiente: la primavera porta sui prati i colori delle splendide fioriture di orchidee selvatiche, l’estate è resa rigogliosa dal verde dei boschi, l’autunno profuma di funghi e tartufi,  mentre l’inverno ricopre spesso il paesaggio di un candido manto nevoso, presto violato dalle tracce degli animali selvatici.

Molteplici le attività che si possono effettuare: la fitta rete sentieristica che abbraccia tutta l’area, permette la creazione di una serie di percorsi ad anello fruibili trekking, MTB o a cavallo, per dedicarsi con calma alla scoperta delle bellezze naturalistiche dell’area o alla visita di piccoli caratteristici borghi.

Per effettuare una bella escursione, il nostro suggerimento è di partire dal versante toscano dell’area protetta, in particolare dalla località di Case Barboni: dal  piccolo borgo rurale il sentiero CAI 61 porta in quota, attraversando le suggestive aree calanchive delle argille varicolori, per poi congiungersi al sentiero 17 in prossimità del limite della foresta, all’altezza dei “Sassi”. Si può optare di addentrarsi qualche centinaia di metri nel fitto del bosco per tentare la scalata al Simoncello, in prossimità del confine regionale,  oppure piegare subito sulla destra, verso est, attraversando la frana di crollo di Sasso Simone dove sono visibili numerosi reperti fossili: risalendo verso il monte, sul crinale si vede già il “Grande Faggio”,  albero secolare dalla grande chioma che assurge a sentinella del paesaggio. Qui incrociamo il sentiero 118 che proviene da Carpegna, e percorriamo il selciato per raggiungere la sommità di Sasso Simone, dove si trovano ancora i resti della "Città del Sole", città-fortezza voluta da Cosimo I dei Medici. Il ritorno può essere fatto scendendo alla base della frana del Simone, ed oltrepassato il “Grande Faggio” scendere sulla destra verso il fosso e risalire poi verso il Monte della Scura, riprendendo il sentiero CAI 61. Da lì, piegando verso ovest, si fa ritorno al borgo di Case Barboni.

Dormire

Il Casale dei Barboni, rappresenta la soluzione perfetta per chi cerca quiete, relax, privacy. Logisticamente, il nostro Affittacamere B&B si offre quale meta di elezione per turisti appassionati di trekking e bellezze naturali: ha sede a Casa Barboni, piccolo borgo del comune di Sestino (AR), immerso nello splendido paesaggio toscano dell’Appennino centrale, al confine con Marche ed Emilia Romagna, in un luogo che rappresenta la naturale porta d’ingresso alla Riserva Naturale ed il Parco del Sasso Simone e Simoncello.

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