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Bastano tre giorni per dimenticare la città, gli impegni, i problemi, il lavoro? Se si è così fortunati da essere invitati ad un tour in Toscana, in particolare nei dintorni di Pistoia, a due passi dalla Valdinievole e dalle piste da sci dell’Abetone, la risposta è senza dubbio affermativa!

A noi in realtà è stata sufficiente una mattinata in un antico borgo che sembrava uscito da un libro fantasy e un pranzo in pieno stile toscano in uno dei ristoranti del circuito Vetrina Toscana (www.vetrina.toscana.it ), progetto grazie al quale è stato possibile fare questo viaggio, per abbandonarci completamente alla bellezza di questi luoghi.

Gli altri due giorni e mezzo abbiamo visitato un’antica ferriera, siamo scesi in un rifugio antiaereo e siamo entrati in una vecchia ghiacciaia in riva a un fiume, ci siamo arrampicati fin sul punto più alto del paese dove è nato Pinocchio, partecipato a una cena di gala di beneficienza in un palazzo ricco di storia e assaggiato un “premiato” tortello e altri piatti i cui ingredienti “parlano” del territorio in cui nascono.

Per chi ama la montagna, i panorami mozzafiato, i borghi toscani e il buon cibo, ecco l’itinerario giusto per un lungo weekend fuori città!

Giorno 1 : la piana di Pistoia, il peposo, i maccheroni all’anatra e la pappa al pomodoro.

Il Borgo di Serravalle

Si parte di buon ora dall’hotel (noi eravamo ospiti del bellissimo Grand Hotel Villa Cappugi immerso nel verde a due passi dal centro di Pistoia) per salire su per il borgo di Serravalle. Lungo il percorso, che ci porta su quella che anticamente era la via lucentis, che collegava Pistoia a Lucca, non possiamo non notare i tantissimi vivai.

La nostra guida, lo storico dell’arte Lorenzo Cipriani, ci spiega che questa è l’economia più importante a Pistoia e che il vivaismo pistoiese si sviluppa a partire dall’800 per soddisfare le tante richieste che venivano da Firenze, città all’epoca in pieno sviluppo. 

Pochi minuti e ci appare di fronte, in cima a un’altura, la torre più antica di Serravalle, detta del Barbarossa.

Il castello

Magnifico il castello di Serravalle, ai nostri occhi una location perfetta per un film o un libro fantasy, appunto, con tanto di scalinata “alla Escher” che conduce sulle mura da cui godere di un panorama incredibile sulla Valdinievole.

In questo spazio ad agosto si tiene un palio, una tenzone con gli arcieri, dedicata al gruppo di eroici bolognesi che aiutarono i cittadini di Serravalle a resistere contro l’assedio di Firenze.

Una curiosità: si racconta che in uno di questi assalti, nel 1306 San Ludovico salì sulla torre del Barbarossa e ammantato di luce brandì la spada spaventando le truppe lucchesi. Da quel giorno gli abitanti non cessarono più di celebrarlo e ancora oggi è usanza chiamare Ludovico (come primo o secondo nome) ogni neonato maschio che nasce in paese.

Il borgo e le chiese

Molto grazioso anche il borgo, che tra i vicoli regala scorci sulla valle. Qui visitiamo la chiesa di Sant’Agostino e la Pieve di Santo Stefano. In quest’ultima, splendida la statua cinquecentesca in terracotta invetriata che raffigura San Ludovico in abiti vescovili. In mano ha la miniatura del borgo di Serravalle e l’opera è stata realizzata dagli artigiani fiorentini Santi Buglioni, maestri di questa particolare tecnica locale di lavorazione della terracotta e del vetro. Bellissimo anche l’organo la cui pregevole manifattura è opera dei maestri Agati Tronci, attivi anch’essi in tutta la Toscana.

L’enogastronomia nella piana pistoiese: il Ristorante Il Fienile a Montale (Vetrina Toscana).

La cultura del pane qui è ancora più sentita che nel resto della Toscana. Sarebbe possibile realizzare facilmente un intero menu, dall’antipasto al dessert, con piatti a base di pane. Non a caso si pensa che il nome Pistoia derivi dalla parola pistores, che identificava coloro che facevano i fornai e che sfamavano le legioni dei romani. Dalla pappa al pomodoro (una delle deliziose pietanze che abbiamo degustato al Ristorante Il Fienile) alla ribollita, dalla classica fettunta con olio toscano alla zuppa di pane, dai crostini toscani con paté di fegato alla panzanella fino alla torta di pane con cioccolato e uvetta: il pane a tavola qui la fa da padrone. 

Sempre a Il Fienile assaggiamo un piatto che è un’esplosione di gusto: il peposo, un filetto di manzo stracotto al vino e pepe, tenerissimo, e i maccheroni fatti a mano al ragù d’anatra. Un piatto quest’ultimo della tradizione pistoiese mangiato il 25 luglio in occasione dei festeggiamenti in onore di San Jacopo, il patrono di Montale.

Villa Castello Smilea

Costruita là dove un tempo vi era una antica statio romana lungo il tracciato romano della via Cassia Clodia, nei secoli ha subito una serie di trasformazioni. La più probabile tra le ipotesi sull’origine del suo nome è quella che lo fa derivare da “sex milea” cioè sei miglia, la distanza da Pistoia.

Ancora visibile è la sua struttura quattrocentesca, quasi medicea, mentre nel giardino e all’interno è ricca di opere di arte contemporanea. Tra queste nelle sale del primo piano è possibile ammirare alcuni lavori di Jorio Vivarelli, tra i più importanti esponenti del realismo italiano del secondo 900.

Salendo sulla torre si incontrano varie sale in cui scoprire tra le altre alcune curiose sculture sonore di Andrea Dami.

Tornando verso Pistoia si incontra lungo la strada la Villa di Celle che custodisce la Collezione di arte contemporanea Gori. Visitabile solo su prenotazione, rappresenta la più vasta e una delle più importanti collezioni ambientali al mondo. Solo nel parco vi sono 80 installazioni, tra cui il Grande Ferro di Burri posizionato ancor prima dell’ingresso al parco.

Ospedale del ceppo a Pistoia

Al tramonto rientriamo a Pistoia. Prima di rilassarci in hotel però facciamo una puntatina in città per visitare il famoso Ospedale del Ceppo. La grande piazza e la sua struttura decorata con uno splendido fregio realizzato in terracotta invetriata (opera dei Santi Buglioni) ci colpiscono all’istante e ogni decoro brilla per effetto del vetro anche se ormai la luce è davvero poca. La struttura originaria nasce nel Medioevo, nel 1277, e la leggenda vuole che a fondarlo furono i coniugi Antimo e Bendinella a seguito di un’apparizione della Madonna che indicò loro il luogo in cui costruirlo coincidente con un ceppo che era in grado di fiorire anche in inverno. Da questo ceppo sembra derivare il nome di quello che è stato fino al 2003 l'ospedale di Pistoia.

 

Giorno 2: la Montagna Pistoiese, il ferro, i tortelli e i necci della Saida

La mattinata del secondo giorno riserva grandi sorprese. Ci dirigiamo verso la montagna pistoiese per conoscere quelle che sono le sue tre vocazioni: il ghiaccio, il ferro e il sacro.

Ghiaccio

L’itinerario inizia a Piastre, in riva al torrente Lima, dove visitiamo un’antica ghiacciaia in uso fino alla metà del 900, la Ghiacciaia della Madonnina, oggi una delle tappe dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese. Un posto in cui è possibile sentire ancora il freddo e percepire il sacrificio di chi lavorava a quella che era stata fin dall’epoca dei romani una fiorente economia locale. All’interno della capanna del ghiaccio vi sono esposte delle opere bianche dello scultore Leonardo Begliomini. Sembrano anch’esse di ghiaccio e rappresentano i coraggiosi lavoratori di questi luoghi. Un video toccante proiettato sulle pareti racconta attraverso foto e evocative canzoni il sacrificio e la fatica di chi per sopravvivere era costretto a fare questo duro lavoro.

Una curiosità: i romani erano così ghiotti di ostriche che all’epoca le mantenevano fresche conservandole nelle ghiacciaie sugli appennini per poi farsele portare fin giù negli accampamenti quando ne avevano voglia.

Ferro

Borgo di Maresca – La Ferriera di Maresca

Ci spostiamo al borgo di Maresca per visitare, accanto a un vivace torrente, un’antica ferriera, altra tappa dell’Ecomuseo.

Qui ancora intatta c’è una bottega, le cui origini si presume risalgano al 1300 da un documento di vendita dell’epoca ritrovato in loco, che custodisce tutti gli strumenti del mestiere essendo stata in attività fino agli anni 90 del 900.

Ci accoglie Alessandro, un abitante di questi luoghi che porta avanti fiero questo progetto di accompagnare i turisti, soprattutto i bambini, alla scoperta di un antico mestiere.

La lavorazione del ferro, che per lo più arrivava dall’isola d’Elba, è stata fino a pochissimo tempo fa un’industria solida che dava molto lavoro agli abitanti della montagna pistoiese. La presenza abbondante di elementi come acqua e legna per lavorarlo la rendevano il luogo adatto e con la prima e la seconda guerra mondiale ci fu una vera e propria esplosione di questa economia.

Affascinante all’interno della ferriera è l’antichissimo mulino a acqua le cui origini si sono perse nella memoria di chi ha posseduto questo luogo. 

Campo Tizzoro (San Marcello Pistoiese) - Museo e Rifugi S.M.I

Proseguendo lungo “la via del ferro” ultima tappa di questa intensa mattina (garantisco che si può fare tutto tranquillamente senza fretta e godendosi a pieno ogni tappa) è il Museo della SMI, allestito in quella che è stata la Società Metallurgica Italiana.

Un luogo dal fascino incredibile, una vera e propria città industriale costruita nei primi del 900 con forni idroelettrici, quindi non a carbone, su modello inglese Ford. Un grande villaggio pensato anche per le famiglie degli operai che qui avevano asili, palestre, una mensa con cibi sani prodotti dalle aziende agricole locali e persino un piazzale adibito a solarium, tutto gratis.

Qui è nata la lampadina moderna e sempre qui nasce il cavo transoceanico in rame in grado di unire due telegrafi, rivestito in gomma Pirelli, che ebbe l’intuizione di vulcanizzarla per renderla resistente.

Un viaggio in un secolo della nostra storia perché qui era prodotta, per lo più da operaie donne, la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano nelle famiglie italiane, dal telefono alle stoviglie, dalle lampadine alle spille da balia. Ovviamente anche proiettili, pistole e fucili che purtroppo in periodo di guerra, e non solo, uccisero gli stessi italiani che li avevano fabbricati.

All’interno della SMI c’è il circuito di rifugi antiaerei più esteso d’Italia. Noi scendiamo entrando dall’ingresso accanto a quello del museo e viaggiamo per parecchie centinaia di metri indietro nel tempo in quella che fu una vera e propria città sotterranea parallela: da brividi.

Enogastronomia della montagna – Ristorante Trattoria Il Rifugio della Saida (Via Libro Aperto 1, 51024 Cutigliano PT)

In queste zone un tempo si coltivavano le castagne e questo frutto era utilizzato per tutto, un vero e proprio sostituto al grano che rappresentava il sostentamento delle famiglie montane.

E a base di castagne sono gli ottimi dolci (frittelle e necci) di quello che è un pranzo che difficilmente dimenticheremo, ad opera della Saida, donna di montagna che qui con la sua famiglia gestisce un ristorante in località Melo, non lontano dalle piste da sci dell’Abetone (e d’inverno si sente!).

Patate locali, maccheroni al ragù, formaggi e verdure, polenta fritta da abbinare alla “rosticciana in umido”, rivisitazione di un piatto tipico di qui e poi loro, i mitici Tortelli della Saida, ricotta e spinaci, di recente vincitori di un ambito premio di zona, una vera e propria estasi per il palato.

Pitigliano - Il Ponte Sospeso delle Ferriere

Ancora ferro per la penultima tappa di questa intensa giornata. Pieni di ottimo cibo abbiamo pensato bene di andare a passeggiare sul vuoto, sospesi su un lungo ponte in ferro, un luogo affascinante e inquietante allo stesso tempo. La sensazione di essere sospesi (tra la vita e la morte? No scherzo!) sulla valle del fiume Lima, è unica.

Costruito tra il 1920 e il 1923 dal direttore del laminatoio di Mammiano Basso appartenente alla S.M.I., fu realizzato per accorciare di 6 km il percorso che gli operai dovevano fare per arrivare da Popiglio alle fabbriche situato sul versante opposto. Lungo 227 metri è alto solo 36 metri e nel 1990 è stato nel Guinnes dei primati fino al 2006 come ponte sospeso pedonale più lungo al mondo.

Sacro

Popiglio – La Pieve di Santa Maria Assunta

Il sacro è l’ultima tappa del secondo giorno tra i borghi pistoiesi. Chiudiamo la giornata visitando la duecentesca Pieve di Popiglio. Oltre alla sua bellissima struttura romanica esterna e alla lunetta sul portale in cui è raffigurata la “Madonna con il Bambino”, da notare è il portale posto sul lato sinistro la cui lunetta raffigura un soldato con scudo e spada, forse un simbolo templare per i tanti cavalieri dell’Ordine che al tempo transitavano per questi luoghi. All’interno a colpirci sono le numerose pregevoli opere sui vari altari, molti doni e ex voto di famiglie originarie di Popiglio poi trasferitesi a Roma. Da ammirare anche la ricchezza dei decori del soffitto seicentesco a cassettoni e l’immancabile organo opera degli Agati Tronci.

 

Giorno 3: la Valdinievole, Pinocchio, i funghi, il tartufo e la fiorentina

Il borgo di Collodi

L’ultimo giorno non è meno intenso dei precedenti. Prima tappa Collodi, il paese che diede i natali a Carlo Lorenzini, conosciuto come Collodi, l’autore di quella che è la favola più conosciuta e tradotta al mondo.

Lungo il tragitto, in direzione Valdinievole, ammiriamo sulla destra la valle del Pescia, detta anche la Svizzera pesciatina per le sue similitudini con questa terra d’oltralpe. Qui i numerosi borghi fortificati posti anticamente sulle alture a difesa della valle vengono chiamate “Le Castella” ed è bellissimo ammirare anche da lontano le loro torri che ne raccontano ancora oggi l’antica funzione.

Arrivati in paese tutto qui ricorda il famoso burattino, compreso il parco tematico con attrazioni che ripercorrono la sua storia, purtroppo chiuso nella stagione invernale.

Prima di arrampicarci a piedi su per la cresta collinare che ospita quello che è un vero e proprio “borgo da favola” diamo una sbirciata (grazie ai gentilissimi giardinieri) ai fiabeschi giardini di Villa Garzoni che ispirarono i racconti del “padre” di Pinocchio, la cui nonna era domestica presso la stessa villa.

Un percorso tra i boschi, ripido ma agevole, ci porta nel cuore del borgo in cui i gatti non mancano, ma non abbiamo visto nessuna volpe! Un piccolo borgo medievale con scorci bellissimi sulla verdissima Valdinievole.

Buggiano Castello

Non lontano da Collodi facciamo tappa a Buggiano. Qui le architetture sono tipiche del medioevo toscano. Il borgo, posto su una terra di confine fra Pistoia e Lucca, è anche detto “borgo degli agrumi” per i tanti giardini in cui sono numerosi gli alberi di limoni, arance, mandarini e altre varietà più rare, come i giuggioli, che con il giusto vento e la giusta stagione sprigionano un profumo che avvolge l’intero abitato.

Sulla piazza principale ammiriamo il Palazzo Pretorio su cui sono affissi scudi araldici e stemmi in terracotta invetriata e dove si stabilirono gli amministratori quando il borgo non ebbe più la sua funzione difensiva.

Dopo aver ammirato dei veri e propri “quadri naturali” sulla valle e sulla montagna che ci circonda, scaldati da un improvviso sole invernale ci spostiamo a Montecatini.

Montecatini Alto – Ristorante La Torre (Vetrina Toscana)

Ultimissima tappa del nostro itinerario è Montecatini Alto, molto meno conosciuto del suo “alter ego” a valle, di vocazione termale, ma non meno affascinante.

Una vera esperienza per il palato, e per la vista, è un pranzo al Ristorante alla Torre. A gestione familiare ma molto raffinato e romantico (pensate che nella torre ha una piccola stanza con un tavolo solo per due) ci accoglie nelle sue sale affrescate con tavole apparecchiate con ceramiche d’artista e offerto un menu dai sapori toscani.

Buonissima la zonzella, focaccia fritta, da abbinare all’antipasto toscano di crostini e salumi, così come la zuppa ai funghi porcini, ingrediente immancabile della cucina di queste zone. La polenta al tartufo e altre leccornie ci preparano il palato per la tagliata di fiorentina, un’estasi ad ogni boccone.

Un’ultima passeggiata per visitare il borgo e la sua Pieve, la più antica dedicata a San Pietro, che custodisce le reliquie di Santa Barbara, protettrice degli artificieri, dei pompieri e di coloro che maneggiavano le armi esplosive. All’interno vi sono opere pittoriche di interesse storico e la chiesa è un piccolo scrigno, molto modesta ma con struttura da grande chiesa barocca con volte a crociera decorate in oro e una cupola ellittica.

Affascinante anche il castello, posto sul punto più alto del borgo, con mura pentagonali. Qui torna quella sensazione del primo giorno percepita visitando il castello di Serravalle: quella di essere sul set di un film fantasy.

Convento di Giaccherino – cena di gala “La Toscana in Bocca”

La sera chiudiamo questa splendida esperienza in Toscana con una sontuosa cena di gala di beneficienza a favore della Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica Onlus, ospiti del Convento di Giaccherino, un luogo magico che custodisce il più antico ciclo di affreschi della zona. Gli affreschi sono seicenteschi e di recente, grazie al lavoro operato dalla nostra guida, lo storico dell’arte Lorenzo Cipriani, è stato rinvenuta un’Ultima Cena cinquecentesca in quella che era la sala del refettorio.

Un viaggio fra i sapori dei borghi pistoiesi, anche se in chiave più raffinata, in cui oltre ad alcuni piatti già assaggiati, rincontriamo la Saida, la nostra cuoca preferita, che ha preparato una faraona con patate del Melo che difficilmente dimenticheremo.

Un ringraziamento speciale va a tutti i cuochi della serata per il bellissimo itinerario nel gusto che ci hanno regalato: Francesco Bugiani de “La Locanda del Capitano del Popolo” di Pistoia, Moreno Ianda della “Locanda La Bussola da Gino” di Quarrata, Saida Lenzini del “Ristorante Trattoria Il Rifugio della Saida” di Cutigliano, Paolo Lotti di “Le Fontane Podere delle Forri” di Pistoia, Paolo Mati del “Toscana Fair” di Pistoia, Paola Pazzaglia” de “La Bettola” di Pistoia. Insieme a loro, per concludere in dolcezza il menù, Emiliano Festa de “Il Taba Dolce di Latte” di Pistoia.

E così passando dall’antipasto al dolce, senza dimenticare di assaggiare i pici e un peposo da Oscar, la nostra ultima serata è speciale, così come tutti e tre i giorni trascorsi in questa terra ricca di gente ospitale, di buon cibo e di storia.

Tutti i ristoranti in cui abbiamo mangiato, inclusi quelli della cena di gala e quello dell’Hotel Villa Cappugi, il Ristorante Collegigliato, appartengono al circuito Vetrina Toscana (www.vetrina.toscana.it) che premia i migliori rappresentanti del territorio a tavola promuovendo le attività che attraverso i piatti della tradizione raccontano questo angolo di Toscana tutto da assaporare!

Dormire

Grand Hotel Villa Cappugi - Via di Collegigliato, 45, Pistoia

Ubicato a solo 15 minuti a piedi dai confini del centro di Pistoia, è la sistemazione ideale per chi vuole spostarsi agevolmente fra città e borghi di montagna. Ha un curatissimo giardino su cui affacciano due strutture ampie ed eleganti: l'hotel e il ristorante (Collegigliato). Piscina all'aperto, stanze pulitissime, attenzione al dettaglio, hall molto accogliente e una colazione varia e completa (incluso il budino di pane tipico del luogo in doppia versione, crema e cioccolato) e staff disponibile e sorridente, fanno di questa struttura una delle migliori soluzioni sia per chi viaggia per lavoro che per chi desidera rilassarsi dopo una giornata di intenso turismo su e giù per le montagne pistoiesi.

Mangiare

Ristorante Il Fienile - via Martelli, Montale (PT)

Ristorante alla Torre - Piazza Giusti 8, Montecatini Alto (PT)

Ristorante Trattoria Il Rifugio della Saida - Via del Libro Aperto 1, Cutigliano (PT)

Ristorante Collegigliato (Grand Hotel Villa Cappugi) - Via di Collegigliato, 45, Pistoia

 

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