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che strana tartu, almeno in questo punto. il viale che percorriamo mentre ci avviciniamo dall’hotel aleksandri verso il centro mi ricorda le strade del far west, assolato e diritto, tra due filari di case basse più o meno diroccate, alcune in ristrutturazione, nessun essere umano all’orizzonte, alla mia visione mancano solo i cespugli rotolati dal vento..

poi la strada finisce, superiamo una sorta di enorme cantiere, quasi un antinferno, e

e di colpo tartu si anima, spuntano le auto, le persone, le biciclette, i bambini. la strada prosegue una volta attraversato il cantiere, non è più barricata tra due filari di case ma s’apre a destra e a sinistra, si riempie di banchetti dove alcune donne vendono incantevoli composizioni di fiori secchi, come ne avevo già viste nella piazza dell’archicattedrale di vilnius. il lato destro costeggiato da un parco è punteggiato da sculture mentre ci avviciniamo all’università, il parco attraversato dalle acque del fiume ema, è qui che si trovano i resti della medioevale cinta muraria di tartu.

l’atmosfera lungo il viale della libertà è vivace, forte è la sensazione di convivenza tra un passato ricco e importante e un presente dinamico e anticonformista, tartu era detta l’atene del fiume emajõgi.

attraversiamo raekoja plats - come la sua omonima a tallinn - il centro della città vecchia. raekoja in estone significa municipio, eccoci dunque nel cuore della città vecchia, ma i miei compagni hanno intenzioni meno nobili: la storica caffetteria werner.

“ma a sentirlo adesso mi tornò alla mente una conversazione avuta la settimana prima a tartu, al caffè werner, con il dottor seidel. [...] forse avrei dovuto cercare di cambiare il loro destino con le mie disperate, patetiche, inutili parole. di sostituire un destino con un altro. quale destino, e con quale altro? non lo so.”

sono le parole di jaan kross, scrittore estone, era il 1939. oggi è il 2015 e sono seduta nello stesso caffè, forse allo stesso tavolo. lo immagino curvo sulla sua scrittura tra la prigione degli occupatori nazisti e il gulag degli occupatori sovietici, mentre guardo i miei compagni di viaggio avvicinarsi al tavolo con le mani piene di invitanti torte di burro. sembrano usciti da una fiaba, anzi dalla fiaba di hänsel e gretel, sono felici.

sono felice!

l’uscita posteriore del caffè dà sulla strada che conduce all’università. è domenica e ovviamente l’ateneo è chiuso. diamo una rapida occhiata alla chiesa di san giovanni (jaani kirik) e ci immergiamo nel parco. come è stato a tallinn e come sarà a kernav?, la parte più antica della città è in cima alla collina. qui a tartu la collina è il parco dell’università. un parco “verticale”, attraversato da rampe di scalette ripide - ancora scale! - e puntellato di edifici. un luogo che ha svolto una parte importante nella storia di tartu e si sente e si vede. man mano che ci avviciniamo alla sommità, incontriamo diversi monumenti dedicati alle figure più importanti della storia della letteratura e della scienza estoni, nonché l’osservatorio astronomico.

finché d’un tratto di nuovo resto senza fiato.

toomkirik è una sorta di visione, un titano addormentato sulla collina. il suo scheletro rosso occupa lo spazio, lo sfida, lo abbraccia, e il rosso della terra e il blu del cielo si dividono la tela, la tagliano, la incidono. le tre navate una dietro l’altra e il mio sguardo che le attraversa, che i muri sono solo un ricordo e il tetto sono le nuvole o le stelle o la pioggia. il suo corpo, o ciò che ne resta, colonne, transetti, navate attraverso cui l’occhio cattura gli alberi, il vento, gli uccellini.

alta solenne misteriosa, anche ora che è solo effige di se stessa, la ballerina di tartu è l’eco di danze antiche, lontane, perdute nei secoli.

il biglietto prevede l’ingresso alle sue rovine e al museo di storia dell’università (ülikooli muuseum), due gioielli nel volto di tartu. dall’alto di toomkirik l’occhio si perde tutt’intorno sulla città, più vicino ragazzi universitari che giocano a tennis, più lontano i tetti delle case e le guglie delle chiese e alberi alberi alberi. all’interno del museo, la moderna città universitaria fa mostra di sé. al pianoterra un fantastico pendolo di foucault che ci tiene con gli occhi incollati al pavimento per cinque buoni minuti, al primo piano resto letteralmente sedotta dall’esposizione che ospita. un intero piano dedicato al cervello, al funzionamento dei sensi, all’organizzazione della memoria, alla fenomenologia del carattere. ogni settore è associato a degli strumenti che permettono al visitatore di sperimentare direttamente con il proprio corpo l’area cerebrale a cui il settore è dedicato. mentre guardiamo, tocchiamo, annusiamo, una voce all’altoparlante comunica che il museo è prossimo all’orario di chiusura. ci precipitiamo al secondo piano che è dedicato alla storia di tartu, ma è tardi. mangiamo tutto in un solo sguardo, poi siamo fuori, seduti sull’erba, a decidere come concludere il giro.

una cosa non ho ancora detto, importante. sia in lituania che in lettonia che in estonia, ovunque tu sieda a riposare, che tu sia vicino a un museo o in un parco o in un bar o al ristorante, ovunque c’è almeno una rete libera che ti connette al mondo. saranno indipendenti da soli venticinque anni, ma in alcune cose sono avanti lustri, paolo mi racconta che skype è nata qui.

tornando verso la città bassa, passiamo accanto a due altre imponenti chiese, la chiesa di san pietro e la chiesa ortodossa di uspensky. ma abbiamo fame. così dopo un aperitivo veloce, la meta è il pub medioevale pussirohukelder. quando arriviamo, siamo praticamente soli se non fosse per un quartetto italiano al tavolo vicino al nostro e un gruppo di ragazzi qualche tavolo in là. il locale enorme ha mantenuto la sua struttura originaria di deposito di munizioni, ma prima doveva essere stata certamente una stalla o qualcosa di simile. alle pareti sono attaccate lunghe file di boccali, alcune con un nome scritto sopra. è gabriele che racconta che durante il medioevo era uso che gli avventori avessero il proprio boccale personale. arriva la fanciulla vestita da ostessa a prendere le ordinazioni. e anche stavolta la carne è buonissima e la birra scura va giù che è un piacere. siamo talmente concentrati nella nostra conversazione che non ci accorgiamo immediatamente del movimento crescente tutt’intorno. arriva una persona, poi due.. poi un gruppetto di ragazzi, poi un altro.. e poi microfoni, professori, altri ragazzi in tuta ginnica, e faretti, e magliette, e musica e voci nomi risate..

insomma, in men che non si dica ci ritroviamo nel bel mezzo di una premiazione universitaria, i tavoli si riempiono, il locale brulica di gente, il presentatore chiama sul palchetto i vittoriosi, ci sono anche atleti italiani! festeggiamo con loro, cantiamo con loro, fischiamo e applaudiamo con loro, poi li lasciamo ai loro vent’anni e usciamo nella notte fresca. una passeggiata fino al ponte inglisid e poi si torna indietro, all’hotel aleksandri, dove diverse zanzare e un bel ragno mi terranno compagnia per la notte. l’albergo è consigliato solo ai veri amanti della natura..

arrivederci estonia, domani comincia il ritorno.

 

Dormire

Aleksandri Hotel Tartu - Aleksandri 42, Tartu, Estonia

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