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Informazioni

Si estende su un’area di circa 4 ha suddivisa in una zona boschiva, una zona cosiddetta coltivata per la presenza di ulivi, una zona stepposa e una radura ove insiste un piccolo stagno artificiale e una costruzione abitativa in pietra e legno su due livelli con tetto spiovente e annesso pozzo di recupero acque piovane.

Oltre a tale manufatto umano nell’oasi si possono rivenire anche tre trulli discretamente conservati nonché vari tratti di muretti a secco.

Un tempo sulla Murgia barese sorgeva una foresta di latifoglie poi distrutta nel tempo dall’opera umana passando dai 44.800 ha di bosco del 1800 ai circa 4.100 del 1947 mentre nel solo territorio di Grumo Appula si passa dai 1230 ha di bosco del 1800 ai soli 630 del 1947.

Neanche il territorio di Murgia Suagna sfuggiva a tale azione devastante e infatti l’oasi negli anni ’70 – ’80 doveva apparire come un degradato bosco ceduo in parte riconvertito all’agricoltura e al pascolo.

Negli anni ’80 il terreno viene acquistato dal sig. Colombo che fa impiantare alberi di pino e cipresso nonché fa edificare l’attuale abitazione rurale tutt’ora presente.

Negli anni ’90 però il sig. Colombo decide di tornare nella sua città natale di Genova e lascia in donazione tutta l’area al WWF che inizia la sua gestione nel 1993.

Nel tempo l’ambiente si è andato sempre più naturalizzando e specie un tempo endemiche stanno lentamente riprendendo, grazie anche all’opera di piantumazione di piante e semi, il loro originario habitat attualmente occupato da specie alloctone come il pino d’Aleppo e il cipresso dell’Arizona.

La fauna presente nell‘oasi è limitata dall’esigua estensione dell’area ma anche per la pressione antropica circostante (caccia, coltivazione terreni, etc.).

L'itinerario dura circa 1 ora con la visita guidata dei volontari WWF , semplice dal punto di vista escursionistico e li dove potranno essere illustrate tutte le caratatteristiche naturalistiche .

FLORA

 

PINO D’ALEPPO (pinus halepensis): conifera che raggiunge i 20 metri circa di altezza con portamento spesso contorto e di solito intorno ai 60 cm. Specie termofila ed estremamente resistente alla siccità. Ramificato fin dal basso con una chioma espansa, vagamente simile al pino domestico e al pino marittimo, ma di aspetto un po' differente e distinguibile da quelli soprattutto per i getti giovani, più radi, chiari e formati da un mazzetto di aghi centrale più stretto abbastanza distinto dagli aghi immediatamente più vecchi. Chioma spesso più ampia in cima che verso la base dell'albero. Abbondante nell’oasi è stata impiantata negli anni ’80

 

CIPRESSO (cupressus sempervirens): conifera che può raggiungere i 50 metri di altezza con fusto dritto e caratteristica chioma a punta. Originario del medio oriente è stato impiantato nell’oasi negli anni ’80.

CIPRESSO DELL’ARIZONA (cupressus arizonica): conifera che raggiunge anche i 25 metri di altezza dalla caratteristica corteccia rossicia a squame. Originario dell’America settentrionale (Arizona, Texas, Messico) è stato impiantato nell’oasi negli anni ’80 e sta lentamente lasciando il posto a specie locali.

ROVERELLA (quercus pubescens): quercia decidua autoctona che può raggiungere i 20 metri di altezza caratterizzata da foglie lobate e pubescenti nella parte inferiore. Resistente all'aridità, e capace di adattarsi anche a climi relativamente freddi. È facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce. E’ la quercia che un tempo ricopriva la Murgia e oggi nell’oasi si incontrano diversi esemplari soprattutto in corrispondenza di muretti a secco ove alcune piante recise hanno dato luogo a nuove ricrescite

QUERCIA SPINOSA (quercus coccifera): quercia di piccole dimensioni che può arrivare a un’altezza di massimo 3 metri ma che spesso si trova nella forma cespugliosa. Caratterizzata da foglie spinose. Nell’oasi è presente in piccoli cespugli isolati mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce. E’ la quercia che un tempo ricopriva la Murgia e oggi nell’oasi si incontrano diversi esemplari soprattutto in corrispondenza di muretti a secco ove alcune piante recise hanno dato luogo a nuove ricrescite

LECCIO (quercus ilex): quercia sempreverde che può raggiungere i 28 metri di altezza. Originaria del Mediterraneo viene spesso piantata in parchi e giardini. Nell’oasi sono presenti pochi esemplari impiantati di recente.

re a un’altezza di massimo 3 metri ma che spesso si trova nella forma cespugliosa. Caratterizzata da foglie spinose. Nell’oasi è presente in piccoli cespugli isolati mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce. E’ la quercia che un tempo ricopriva la Murgia e oggi nell’oasi si incontrano diversi esemplari soprattutto in corrispondenza di muretti a secco ove alcune piante recise hanno dato luogo a nuove ricrescite

TEREBINTO (pistacia terebinthus): arbusto deciduo che può arrivare a circa 5 metri di altezza. Ha una elevata resistenza al gelo e alla siccità poiché le sue radice di insinuano nelle fessure delle rocce e viene anche comunemente chiamato “spaccasassi”. In oasi è presente in corrispondenza di alcuni muretti a secco e faceva un tempo parte della originaria foresta di latifoglie

LENTISCO (pistacia lentiscus): arbusto sempreverde originario del Mediterraneo produce una resina gommosa un tempo utilizzata dall’uomo. Presente nell’oasi in pochi punti

BIANCOSPINO (Crataegus monogyna): arbusto spinoso dai caratteristici fiori bianchi e frutti costituiti da piccole bacche di colore rosso. Pianta presente nel sottobosco dell’oasi

CILIEGIO CANINO (prunus mahaleb): albero a foglie caduche originario dell’Italia centrale e meridionale. Arbusto di medie dimensioni o anche piccolo albero alto fino a 10 m, con radici laterali forti, profonde e ramificate; molto pollonifero.

Il tronco è cilindrico, eretto, con rami ascendenti che formano una chioma piuttosto folta e tondeggiante. La corteccia ha colore variabile dal grigio chiaro al bruno rossastro e si sfalda in caratteristiche strisce orizzontali; il legno è duro, di colore verdastro al taglio e sgradevole odore amaro. I rami sono spesso spinosi, eretti e flessibili, i rametti giovani pubescenti-vischiosi, provvisti di lenticelle, dapprima di colore verde chiaro, poi grigio-rossastro ed infine grigio scuro.

Le foglie sono cuoriformi e alterne, con margine doppiamente dentellato, acuminate, a lamina sovente ripiegata all'insù a V sulla nervatura centrale, glabre e rugose nella pagina superiore, pelose nell’inferiore, con esile e corto picciolo.

I fiori sono debolmente profumati, in corimbi brevi ed eretti di 4-12-flori, portati da esili peduncoli stipolati alla base, corolla bianca a 5 petali piccoli ovali. I frutti sono drupe globose nero-rossastre, che maturano nei mesi di giugno-luglio sviluppando una gran quantità di ciliegie, di sapore piuttosto amarognolo e aspro ma gradite agli animali selvatici. Nell’oasi è abbastanza comune

PERASTRO (Pyrus amygdaliformis):  lo si trova frequentemente come arbusto alto sui 3 metri ma può raggiungere i 10 metri di altezza e i 4 metri di circonferenza. I suoi rami sono di colore grigio chiaro spinosi. Le foglie sono lanceolate e a margine intero.

La fioritura molto ricca va da aprile a maggio e i fiori bianchi mentre i frutti sono delle piccole pere molto aspre e astringenti. Nell’oasi è comune.

CORBEZZOLO (arbustus unedo): albero di medie dimensioni, fa parte della macchia mediterranea. I frutti maturano nell'anno successivo rispetto alla fioritura che dà loro origine, in autunno. La pianta si trova quindi a ospitare contemporaneamente fiori e frutti maturi, cosa che la rende particolarmente ornamentale, per la presenza sull'albero di tre vivaci colori: il rosso dei frutti globosi commestibili, il bianco dei fiori e il verde delle foglie. E’ presente nell’oasi in forma di cespuglio nei pressi dello stagno.

-fareast-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latin;mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-language:AR-SA'>La fioritura molto ricca va da aprile a maggio e i fiori bianchi mentre i frutti sono delle piccole pere molto aspre e astringenti. Nell’oasi è comune.

ALLORO (lauris nobilis): è una pianta aromatica originaria del Mediterraneo che può raggiungere i 10 metri di altezza ma che se potata rimane allo stadio di arbusto. I suoi frutti sono drupe di colore nero-bluastro. Nell’oasi è stato impiantato ed è presente in pochi esemplari.

VIBURNO (Viburnum tinus): spontaneo nella zona mediterranea e Sudest Europa, chiamato volgarmente Viburno tino, Laurotino o Lentaggine, arbusto sempreverde, alto oltre i 3 m, con foglie di colore verde-scuro, ovali e arrotondate, consistenti, fiori bianchi con boccioli rosa, che in alcune zone sbocciano dall'autunno al pieno inverno. In oasi è presente in quanto reimpiantato nel sottobosco.

NINFEA (Nimphea alba): È una pianta acquatica che vive di preferenza nelle acque ferme o a lento decorso, è radicante e perenne, ed è particolarmente resistente e si propaga con facilità tanto che in certi casi viene considerata invasiva. In realtà è più palustre che acquatica in quanto è una specie che può sopportare facilmente abbassamenti temporanei del livello dell'acqua. L'altezza media di queste piante va da 20 a 200 cm (considerando ovviamente anche la porzione sommersa). La forma biologica della specie è idrofita radicante ossia sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti e hanno un apparato radicale che le ancora al fondale. E’ presente nello stagno.

t;font-family:"Times New Roman","serif"'>spontaneo nella zona mediterranea e Sudest Europa, chiamato volgarmente Viburno tino, Laurotino o Lentaggine, arbusto sempreverde, alto oltre i 3 m, con foglie di colore verde-scuro, ovali e arrotondate, consistenti, fiori bianchi con boccioli rosa, che in alcune zone sbocciano dall'autunno al pieno inverno. In oasi è presente in quanto reimpiantato nel sottobosco.

FAUNA

 

VOLPE (Vulpes vulpes):  mammifero che può misurare fra i 75 ed i 140 cm, per un peso che varia fra i 3 e gli 11 kg: queste misure rendono la volpe rossa il più grande appartenente al proprio genere.

Il colore, spesso rossiccio, va dal giallo al marrone, a seconda degli individui e delle regioni. La gola, il ventre e l'estremità della coda sono bianche; quest'ultima è lunga e folta. Il muso è allungato e le orecchie sono triangolari ed estremamente mobili.

Normalmente vive in coppia, con i cuccioli, anche se talvolta è possibile osservarne esemplari solitari o in gruppi di 4 o 6 adulti. Il maschio marchia il territorio in modo sistematico e comunica con i propri simili attraverso segnali sonori, visivi, tattili e olfattivi. Una volpe può riconoscere un altro esemplare dall'odore, oltre a decifrarne il rango gerarchico e il livello sociale. È significativo sottolineare che, in questa specie, la coppia tende a riformarsi ogni anno e che il maschio solitamente partecipa attivamente alla cura e all'allevamento della prole, procurando il cibo e difendendo i cuccioli da possibili predatori. Nonostante sia classificato come carnivoro la volpe è un animale onnivoro nonché grande opportunista. In oasi è stato raramente osservato soprattutto per il suo carattere molto elusivo.

 

RICCIO (Erinaceus europaeus): mammifero che presenta cranio allungato e con un piccolo cervello, la maggior parte del quale è addetta alla decodificazione dei segnali di natura olfattiva: il principale senso del riccio è infatti l'olfatto. Il tartufo è grosso, nero ed assai mobile: i canali olfattivi sono costantemente umettati da una mucosa. Anche il senso del tatto è ben sviluppato; meno importante per loro è la vista, in ogni caso i ricci sono in grado di vedere fino a 30 m di distanza di giorno e fino a 12 m di notte. Nonostante le piccole orecchie seminascoste dal pelo, i ricci sono infine in grado di udire frequenze comprese fra i 250 ed i 60.000 Hz, quindi ben dentro gli ultrasuoni: ciò aiuta l'animale nella ricerca del cibo. Gli aculei sono appuntiti e cavi, presentano carenature laterali e ciascuno di essi è munito di un muscolo innervato che ne permette l'erezione quando l'animale è eccitato od in stato d'allerta: ciascun esemplare possiede fino a 6000 aculei.

Oltre a proteggere l'animale da aggressori in carne ed ossa, gli aculei prevengono anche seri danni dovuti ad urti o cadute: ciascun aculeo, infatti, nei pressi del follicolo pilifero presenta un restringimento che lo rende flessibile, in modo tale da assorbire urti anche di una certa entità.

Viene avvistato saltuariamente nell’oasi soprattutto dopo il tramonto.

TALPA ( Talpa europaea): mammifero  lungo 14–16 cm esclusa la coda che misura 2,5-3,3 cm. Pesa dai 60 ai 120 g e l'altezza alla spalla è di 4–5 cm. La pelliccia è fine e vellutata di colore uniforme, prevalentemente nera, talvolta con riflessi marroncini o grigi o azzurrognoli; le orecchie sono invisibili e prive di padiglioni auricolari; la punta del naso è color carne.

Sono molto sviluppate le zampe anteriori, larghe, massicce e munite di unghie corte e molto robuste. Una morfologia particolarmente adatta alla vita sotterranea e allo scavo: occhi ed orecchie ben protetti, forma "aerodinamica" con il muso molto appuntito, zampe specializzate per lo scavo. Anche la morbidezza del pelo può essere un adattamento alla vita nelle gallerie, rendendo agevole anche il movimento a ritroso.

È un animale solitario che trascorre la maggior parte del tempo in un complesso sistema di gallerie sotterranee, alcune più profonde, collocate a 15–25 cm dalla superficie, utilizzate come ripari permanenti, ed altre più superficiali, quasi al livello del suolo, che utilizzano come terreno di caccia e che possono arrivare a ricoprire una superficie di 600–900 m².

Ha una vista limitata compensata da olfatto e udito molto sviluppati. Il senso del tatto è anch'esso molto sviluppato: il muso, le zampe anteriori e la coda sono dotati di sensibili vibrisse, mentre l'estremità del muso è ricca di organi di Eimer, piccoli organuli sensitivi di derivazione epidermica.

La talpa dorme soltanto 2 - 3 ore per volta e nel corso delle 24 ore dorme più volte. Non cade in letargo. Si nutre di invertebrati che popolano il sottosuolo: lombrichi (80% della dieta), larve e insetti, lumache, etc.

 

FAINA (Martes foina): mammifero dal pelo corto e folto: sul dorso esso si presenta di colore marroncino, con tendenza a schiarirsi su muso, fronte e guance: le orecchie sono tondeggianti ed orlate di bianco, mentre le zampe presentano delle "calze" di colore marrone scuro. Sulla gola e sul collo è presente una caratteristica macchia bianca o, più raramente, giallognola che si spinge fino al ventre e prosegue fino a metà della parte interna delle zampe anteriori.

Si differenzia dalla martora comune per la macchia golare bianca ed allungata verso il ventre (anziché giallognola e meno estesa), per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie e gli occhi di dimensioni minori ed in generale l'aspetto più slanciato.

La faina è un animale dalle abitudini squisitamente notturne: utilizza come rifugi diurni cavità od anfratti riparati in antichi ruderi, nei fienili, nelle stalle, nelle pietraie, tra le cataste di legna o nelle cavità naturali delle rocce, dalle quali esce al tramonto od a notte fatta.

Si tratta di animali principalmente solitari, che delimitano un proprio territorio di estensione compresa fra i 15 e i 210 ettari: le dimensioni di quest'ultimo variano a seconda del sesso (territori dei maschi più estesi rispetto a quelli delle femmine) e della stagione (è stata riscontrata una diminuzione invernale dell'estensione del territorio). Si tratta di una specie tendenzialmente onnivora, che si nutre di miele (risulta immune alle punture di ape e vespa), bacche, uova (delle quali incide il guscio coi canini per poi succhiarne fuori il contenuto), e piccoli animali: la carne, tuttavia è la componente preponderante della sua dieta. Raramente avvistata in oasi,

DONNOLA (Mustela nivalis): mammifero della famiglia dei Mustelidi lunga circa 30 centimetri, di cui 4 centimetri di coda. Ha il corpo snello ricoperto da un pelame soffice di colore fulvo sul dorso e grigio bianco sul ventre. Ha zampe corte, unghie aguzze e orecchie larghe. Vive nelle cavità del terreno o dei tronchi degli alberi, fino ad altitudini di circa 2800 metri. Si trova sia nei campi che nei boschi frequentati dall'uomo.

Costruisce la sua tana in zone pietrose o anche in gallerie scavate nel terreno. Essendo un carnivoro, va a caccia, spesso di notte, alla ricerca di conigli, lepri, topi e uccelli di piccola taglia. Quando vive in vicinanza dei fiumi, non disdegna piccoli insetti, rane e anche qualche biscia, se di modesta taglia.

Si riproduce spesso anche due volte l'anno e la gestazione dura circa cinque settimane. La nidiata media è di circa 3/6 cuccioli, a seconda della disponibilità di cibo nella zona in cui vive la madre. I piccoli vengono allattati per circa due mesi e diventano indipendenti all'età di circa quattro mesi. Raramente avvistata in oasi.

 

UCCELLI

 

GHEPPIO (Falco tinnunculus):  I gheppi mostrano più che altre specie un acceso dimorfismo sessuale. La caratteristica più notevole è che i maschi hanno la testa di colore grigio chiaro, le femmine invece sono uniformemente di colore rosso mattone. I maschi hanno le ali di colore rossastro e sono caratterizzati da alcune macchie scure a volte dalla forma di asterisco.

Il fondoschiena e la coda - il cosiddetto fascio - è di colore completamente grigio chiaro con un trattino nero finale e una bordatura bianca. La parte inferiore è di color crema chiaro con strisce o macchie marroncine. La parte inferiore del ventre è invece totalmente bianca.

La femmina adulta è bordata di scuro nella schiena. A differenza del maschio anche il fascio è marrone e mostra inoltre diverse strisce laterali e un determinato legame finale. Anche la parte inferiore è più scura che nel maschio e mostra una pezzatura più forte. I piccoli assomigliano nel piumaggio alle femmine. Tuttavia le loro ali sembrano più rotonde e più corte che nei gheppi adulti. Inoltre le punte delle loro aperture alari mostrano margini più chiari.

Pelle cerata e anello attorno agli occhi, che sono gialli negli uccelli adulti; negli uccelli giovani vanno dall'azzurro al verde giallastro.

In entrambi i sessi la coda è arrotondata poiché le penne della coda sono più corte di quelle mediane. Negli uccelli adulti le punte delle ali raggiungono la fine della coda. Le gambe sono giallo chiare, gli artigli sono neri. I maschi hanno un'apertura alare di 74 cm, le femmine di 78. La caratteristica più evidente è il cosiddetto volo a "Spirito Santo", durante il quale si mantiene totalmente fermo in aria, con piccoli battiti delle ali e tenendo la coda aperta a ventaglio, sfruttando il vento per mantenersi stabile e osservare il suolo in cerca di prede.

GUFO (Asio otus): Il gufo comune è caratterizzato da tipici ciuffi sulle orecchie, semplici piume che non incidono sul funzionamento dell'apparato uditivo, peraltro finissimo. È un animale esclusivamente notturno; caccia una grande varietà di piccoli animali, quali topi, toporagni, talpe, scoiattoli, pipistrelli, ratti, uccelli e insetti. Durante il giorno dorme nelle cavità degli alberi o in vecchi ruderi, perfettamente mimetizzato dal piumaggio.

Le sue dimensioni variano fra i 30 e i 40 cm di lunghezza con un'apertura alare che può raggiungere il metro.

Il gufo non può muovere gli occhi, in compenso però riesce a ruotare la testa di ben 270°. In oasi è presente in quanto utilizza gli alberi più alti come dormitori e sul terreno quindi si possono rivenire le sue borre che altro non sono rigurgiti di cibo non digeriti (ossa, pelo, etc.).

Dormire

Non vi sono posti letto, vi è però la possibilità di poter effettuare campeggio.L'oasi Non dispone di acqua corrente e nemmeno di servizi iginici 

Mangiare

L'OASI è dotata di aree pic nic e su richiesta per gruppi può essere sviluppato un servizio catering

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