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Informazioni

Questa prima tappa parte nei pressi del centro storico di Brescia dove i bastioni del Castello fronteggiano il versante occidentale del Monte Maddalena, risale per questi ultimi fino alla vetta del monte del quale segue il crinale settentrionale per poi scendere alla larga sella erbosa della chiesetta di San Vito e da qui all'abitato di Nave da dove risalire sul versante opposto pervenendo al punto tappa del Santuario di Conche. Diverse le peculiarità di questa tappa, sia sotto l'aspetto storico che quello paesaggistico.È la prima tappa per cui abbiamo a disposizione il pieno delle nostre energie e forze, stiamo comunque attenti a non prenderla troppo alla leggera, data la sua conformazione altimetrica e la presenza, sia in salita che in discesa, di numerosi tratti assai ripidi è sicuramente una delle tappe più faticose, se non la più faticosa in assoluto. In alcuni punti, inoltre, si devono affrontare tratti resi infidi da scivolose rocce o da pericolosi, per caviglie e ginocchia, spuntoni. Un’ottimale gestione di questa prima tappa sarà di fondamentale importanza per il prosieguo del giro, specie considerando che anche la seconda tappa sarà analogamente impegnativa sia sul piano fisiologico (resistenza generale e fiato) che su quello atletico (equilibrio, agilità generale, flessibilità delle gambe e forza di quadricipiti e polpacci). Le basse quote se da un lato consentiranno la migliore ossigenazione muscolare, dall’altro, specie nei periodi più caldi e secchi, stresseranno il nostro organismo con una intensa sudorazione e insolazione, solo in minima parte compensate dall’estesa copertura boschiva e dalla presenza di diversi punti per il rifornimento idrico.

Molti i punti di interesse storico e/o culturale (vedi apposito paragrafo più avanti) e conviene approfittarne per inserire un discreto numero di soste intermedie che permetteranno al nostro organismo di adattarsi con migliore progressione allo sforzo del giro e di risparmiarsi in vista dei restanti sette/otto giorni di cammino. Analogamente sfrutteremo i punti panoramici, sono pochi e presenti solo nella prima metà del percorso ma sempre piuttosto ampi in particolare verso sud (Pianura Padana e, dietro a questa, gli Appennini), est (colline di Rezzato e Botticino, Monti di Serle, Pizzoccolo, Lago di Garda e Monte Baldo) e ovest (Guglielmo, Presolana, altri monti della bergamasca, l’isolata collina morenica del Mont’Orfano e, più in lontananza, il Monte Rosa).

Flora e fauna

A seconda della stagione si possono osservare diverse essenze floreali, alcune molto comuni e diffuse (dente di leone, dente di cane, stella di Natale, pervinca, primula, malva) altre a distribuzione meno ampia (peonia, giglio rosso, giglio martagone, alcune orchidacee). Per quanto riguarda i boschi della Maddalena sul lato che sovrasta la città, questi sono oggi (2016) ancora assai alterati (e provati) da diversi (presunti) interventi di riforestazione tesi ad eliminare o quantomeno contenere l’infestante presenza della robinia a favore di un riequilibrio delle essenze autoctone (invero comunque presenti e casomai distrutte proprio da tali interventi di riforestazione). Detto questo, nei miei recenti diversi passaggi in zona ho osservato la presenza più o meno naturale e distribuita di castagni, querce, sambuco, rovi e robinia, più vari altri alberi che non sono in grado di riconoscere.

Se un tempo (che risale ai miei ricordi d’infanzia e adolescenza quando con mio padre o da solo andavo a funghi proprio in Maddalena, o degli anni immediatamente successivi quando mi ero appassionato di micologia e la Maddalena, per la sua vicinanza al mio luogo di residenza, costituiva il mio principale terreno di ricerca e studio) proprio in alcuni dei punti attraversati o lambiti dal sentiero 3V erano alcune delle poste a ottima e pregiata produzione fungina (Boletus Edulis, Armillariella Mellea e Amanita Cesarea) ed era piuttosto diffusa la presenza dei vari tipi di russule (Virescens, Cyanoxantha, Amoidea, Emetica), di alcuni lattari, qualche cortinario e vari altri funghi tra i quali l’estetica Amanita Muscaria e la mortale Amanita Phalloides. Oggi la situazione è molto cambiata e, per l’escursionista che percorre il 3V, resta probabile l’incontro solo con alcune specie fungine non commestibili o a scarso valore alimentare.

Riguardo alla fauna oltre a diverse specie d’uccelli, in gran parte più facili da sentire che da vedere, potreste avere l’occasione d’incontrare l’inconfondibile salamandra pezzata, lo scoiattolo (il nero americano, purtroppo, che essendo in competizione ambientale e alimentare con il più riservato e tranquillo rosso europeo si è estesamente diffuso a discapito di quest’ultimo) e la lepre. Per esperienza personale posso anche affermare con assoluta certezza la presenza di cinghiali, incontrarli è però tutt’altro che facile, vederli ancora meno.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

Luogo di partenza è Brescia, la citta delle Dieci Giornate (1849), epica rivolta grazie alla quale la città si guadagnò il soprannome di Leonessa d’Italia. In quei giorni teatro di rilevanza fu il Castello, possente fortezza posto su un’altura allora al margine orientale del nucleo abitativo, il Colle Cidneo, e che domina la partenza e la prima ora di cammino del sentiero 3V.

I Medaglioni è un piccolo nucleo abitativo che si attraversa dopo circa quarantacinque minuti, ancora popolato vi si possono ammirare l’edifico che era la vecchia scuola e quello della chiesetta.

La Maddalena è la storica montagna di Brescia, oggi è servita da una comoda strada asfaltata che sale direttamente dal centro città, un tempo, prima che venisse realizzata la suddetta strada, vi si arrivava, oltre che a piedi, per mezzo di una funivia la cui stazione a valle era posta alla Bornata, proprio di fronte ai capannoni della Wührer, noto marchio di birra. Quando la diffusione di massa dell’auto e la costruzione di una rete viaria più ampia ed efficiente portarono i bresciani a dimenticarsi di questo loro risorsa, diversi furono i progetti per fare della Maddalena un polo attrattivo del tempo libero, ricordo, ad esempio, quello che proponeva di costruirci un grande laghetto/piscina, inesorabilmente (e, oserei dire, fortunatamente) nessuno ebbe un seguito e oggi la montagna offre al visitatore ancora il suo carattere quasi naturale, anche se disturbato dalle diverse le strutture che ospitano le molte, troppe antenne per telefonia, radio, televisione e radar.

Nave è un ampio insediamento abitativo e produttivo che occupa la parte terminale della Valle del Garza racchiusa tra due lunghe e alte coste montuose: a sud quella che collega fra loro Monte Dragone, Dragoncello, Monte Bonaga, Monte Salena, Costa di Monte Denno, Monte San Giuseppe e Monte Tre Piole; a nord quella formata da Monte Pesso, Monte Rinato, Monte Porno, Monte Rozzolo e Monte Montecca. Diverse le ferriere che vennero erette in questa zona, alcune oggi sono abbandonate e quasi completamente ridotte in rovina (una di queste viene lambita dal sentiero 3V), altre sono ancora più o meno parzialmente operative.

Punto d’arrivo della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Fonti:

Wikipedia “Dieci Giornate di Brescia”

Itinerari Bresciani “Il Santuario di Conche in Val Trompia”

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia - Lombardia - Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali - Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Brescia (BS), fine via Filippo Turati / inizio via San Gaetanino
  • Arrivo: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Quota di partenza: 149m
  • Quota di arrivo: 1093m
  • Quota minima: 149m
  • Quota massima: 1093m
  • Dislivello positivo totale: 1530m
  • Dislivello negativo totale: 650m ca
  • Lunghezza: 18km ca.
  • Tipologia del tracciato: quasi equa distribuzione tra sentieri e strade (asfaltate, ciottolate e sterrate).
  • Tempo di cammino: 6 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.

Profilo altimetrico e mappa

S’inizia con un primo bel salto di 700 metri su circa 5 chilometri piani, seguono 3 chilometri con leggerissimi sali e scendi, poi la lunga e impegnativa discesa che porta a Nave (650 metri per circa 5 chilometri), finendo con una risalita di 867 metri su circa 6 chilometri.

Vedi mappa interattiva su Wandermap

Relazione tecnica

Tabella alla partenza del 3VBrescia, all’apice di via Filippo Turati, dove questa si divide tra via Pusterla e via San Rocchino, ad est della strada il lato meridionale di un piccolo piazzale definisce il punto di partenza del nostro sentiero. Sul muro che lo delimita fanno bella mostra di sé la targa del sentiero 3V e la sua prima freccia segnaletica, che ci indica d’imboccare la salita di via San Gaetanino. Alla prima curva svoltiamo decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, superiamo un breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

Invece di seguire l’asfalto imbocchiamo, a sinistra dello stesso, la continuazione di via San Gaetanino, una ciottolosa strada che ripidamente s’alza prima a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso sfioriamo nuovamente la via Panoramica che lasciamo alla nostra destra per proseguire ancora lungo via San Gaetanino. Con un tratto particolarmente ripido che si alza a sinistra di una casa (ad oggi ancora in costruzione), dopo una lunga curva a sinistra giungiamo ad un altro breve sottopasso che permette un agevole attraversamento di via Panoramica. Poco dopo curva a destra e siamo alle prime case dei Medaglioni. Risaliamo tra le case e, al sommo della salita, svoltiamo a sinistra, in pochi metri eccoci nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. Stavolta la seguiamo andando a destra; fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: alla nostra destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

Panorama dai MedaglioniDopo esserci goduti il panorama, riprendiamo il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, seguiamo fedelmente il nastro asfaltato, sulla destra il marciapiede è purtroppo poco praticabile per il limitato spazio che resta tra le piante che lo delimitano sul lato strada e i cespugli incolti che lo bordano sul lato opposto, fortunatamente via San Gottardo è in genere poco trafficata e possiamo comunque camminare a bordo strada con una certa tranquillità. Oltrepassiamo la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e l’adiacente scalinata che sale al piazzale della chiesa di San Gottardo, lasciamo a sinistra sopra di noi, il parcheggio matrimoni di detta chiesa (un tempo campo di calcio) e, poco dopo, perveniamo al capolinea dei pulmini. Tenendoci, come da Codice della Strada, sul lato sinistro, proseguiamo ancora lungo la strada asfaltata ora totalmente priva di marciapiede, alla nostra sinistra man mano lasciamo le ultime case, oltrepassiamo una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e proseguiamo sulla strada che da qui assume il nome di Via Maddalena. Dopo qualche leggera curva arriviamo ad un tornante, abbandoniamo l’asfalto per uscirne a destra in un piccolo piazzale sterrato che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena permettendo una visione panoramica dello stesso e della Pianura Padana.

Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imbocchiamo un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, risaliamo il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassiamo un elettrodotto e dopo poco il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in pianeggiante mezza costa permettendoci, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo siamo a un tornante che ci indirizza all’incirca verso ovest, portandoci in pochi passi ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena; dietro a noi il Dosso Torre Bornata, davanti e poco più in basso, al di là della strada, il Dosso della Brochella. Tenendo la nostra destra, proseguiamo lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entriamo con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza risaliamo nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. L’attraversiamo per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignoriamo il largo sentiero che si diparte sulla destra e procediamo dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale proseguiamo in direzione est alzandoci gradatamente nel fitto bosco, finché un breve tratto molto ripido ci porta ad uscire sull’asfalto che, ancora, attraversiamo per imboccare sul lato opposto un sentiero con vecchi scalini in legno, sopra di noi ben visibile una palazzina con diverse antenne: l’ex stazione a monte della funivia della Maddalena. Superate due rampe di scale si perviene ad un piazzale asfaltato, prendiamo a destra e, con lieve discesa asfaltata, in breve giungiamo nuovamente sulla strada principale nei pressi del ristorante Cavrelle. Passando sulla sinistra del ristorante, attraversiamo l’ampio piazzale sterrato mirando al suo lato orientale sinistro dove imbocchiamo la strada sterrata che sale alla chiesetta di Santa Maria Maddalena. Oltrepassata sulla sinistra una casa, effettuata una larga curva a destra, quando in alto a destra, seminascosta dalle piante, intravvediamo la struttura della chiesetta, sulla sinistra troviamo un sentiero che ripidamente scende nel bosco, lo prendiamo e in pochissimo siamo al piazzale del ristorante Grillo.

L'altarino davanti al GrilloAlla nostra sinistra e alla nostra destra ci sono due strade sterrate, a destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa un altare eretto dal Gruppo Monte Maddalena, appena a destra di questo la strada asfaltata che sale all’ex Rifugio Monte Maddalena. Prendiamo per quest’ultima ma dopo pochissimi metri ne usciamo a sinistra per prendere un’evidente sentiero che risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri, attraversiamo la strada asfaltata e proseguiamo nel bosco slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno finché una scala rovinata dal tempo ci porta al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Volgiamo a sinistra e attraversiamo interamente il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la seguiamo in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta; a sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorandone la deviazione che a sinistra sale alla base militare, all’ombra di un denso bosco, proseguiamo a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada volge a destra per aggirare la sommità del Monte Denno. Superiamo un’atra sbarra, stavolta chiusa, e in breve perveniamo ad un tratto cementato e molto panoramico: sotto di noi le cave di Botticino, più lontano il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Riprendiamo il cammino e quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendiamo sulla destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Passiamo a destra di una solitaria casa e poco dopo riprendiamo la strada sterrata seguendola verso destra. Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della ponte radio della Stazione di Monte Salena, prendiamo a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione radio per poi risalire brevemente. Proseguiamo con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imbocchiamo il sentiero che scende dritto davanti a noi. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendiamo parallelamente a filo del crinale (un bivio risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso una cinquantina di metri di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, una curva a sinistra e proseguiamo tra un muro di fitta vegetazione arbustiva. Poco dopo il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra ci porta alla Pozza del Sansì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andiamo a destra e, passando sulla sinistra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, ci dirigiamo verso una piccola casa che costeggiamo sulla sinistra per poi riprendere a scendere sul filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine perveniamo ad un incrocio. Andiamo a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendiamo alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello, volge a est e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, ci porta alla cascina di San Vito.

La cascina di San VitoDa destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, noi andiamo a sinistra per la sua sterrata continuazione e in breve scendiamo alla omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla voltiamo a sinistra e direttamente scendiamo un piccolo praticello con qualche albero di conifera per imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendiamo direttamente nella vale perdendo quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore giungiamo ad un bivio, davanti a noi si sale alla Casina del Lat (sorgente), ignoriamo questa direzione e andiamo a sinistra puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo attraversiamo il torrente portandoci in destra orografica del valloncello, ma ci restiamo molto poco, visto che dopo una cinquantina di metri riattraversiamo il torrente riportandoci in sinistra orografica. Saliamo leggermente di quota per poi riprendere la discesa, ignoriamo una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e proseguiamo per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. Ad un trivio andiamo a destra in discesa e in breve usciamo dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo raggiungiamo per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andiamo a destra per via Faldenno, attraversiamo via Civelle continuando su via Minera che seguiamo fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro possiamo vedere i ruderi. Prendiamo a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgiamo a sinistra per via Bologna e in breve siamo alla chiesa di San Rocco (sulla destra) sulla strada principale di Nave (via Trento).

Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imbocchiamo sul lato opposto via Monte Grappa che seguiamo fino al suo termine, volgiamo a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andiamo a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe per salire costeggiando a sinistra una casa, voltiamo seccamente a sinistra infilando un vicolo che ci porta a delle case a schiera, prendiamo a destra per Traversa Seconda via Moia e procediamo fino al suo termine dove a sinistra imbocchiamo una stradina cementata. Saliamo ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignoriamo a destra un bivio e procediamo in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra notiamo lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci avviciniamo sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozolo, mentre sulla nostra sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci portiamo verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andiamo a destra e all’imminente bivio prendiamo la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento saliamo nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

La chiesetta di Sant'AntonioDopo esserci adeguatamente riposati prendiamo la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché alla nostra destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra sopra di noi intravvediamo Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e noi la abbandoniamo per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato pertanto insidioso per i quadricipiti, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota, quando la fatica inizia a farsi sentire, inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, sottopassiamo il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuiamo ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, seguiamo più comodamente il sentiero scavato che con vari tornanti risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. Respirando in breve arriviamo al grande roccolo del Pater che aggiriamo sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci allontaniamo un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti superiamo un breve canalino di terra e pietre per poi con minore pendenza svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale dalla Cascina Cocca. Lo seguiamo a destra e in breve sbuchiamo sui prati di Conche, alla nostra destra in alto il Santuario, davanti a noi l’edificio della Foresteria al quale perveniamo superando un breve ma ripido pendio erboso; a destra pochi passi ci portano al Santuario di Conche.

Dormire

Punti di appoggio per il pernotto: rifugio del Santuario di Conche con 100 posti letto. Possibilità di piantare tende nell’ampio e piano prato nei pressi del Santuario di Conche (chiedere prima), poco più avanti si possono reperire piccoli e scomodi spiazzi nel bosco.

Mangiare

Rifornimenti alimentari: bar, drogherie e fornerie in prossimità della partenza; bar/ristoranti in Maddalena; drogherie, fornerie, bar e ristoranti a Nave (metà percorso); bar/ristorante/rifugio al Santuario di Conche.

Rifornimenti idrici: diversi e ben distribuiti… fontanina nel grande piazzale a fianco del Cavrelle in Maddalena, sorgente di Val Salena (anche se un poco spostato rispetto al percorso del 3V), Nave, fontanina alla chiesetta di Sant’Antonio, fontana a Cà della Rovere, bar di Conche.

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