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Informazioni

Altra tappa impegnativa e da non prendere sottogamba: vietato farsi prendere dal trasporto della discesa con cui si parte e del successivo lungo tratto di falsopiano, ne pagheremmo le conseguenze forse già sulla breve salita all’Eremo di San Giorgio, di sicuro in quella successiva e ben più lunga che dal Passo del Cavallo porta alla Forcella di Prealba e a quel punto potrebbe diventare veramente problematico raggiungere la fine della tappa. Calma dunque, assorbire per bene i primi due terzi del percorso, all’interno dei quali abbiamo la maggiore ed unica risalita, e, caso mai, aumentare il ritmo nella lunga discesa finale.

Iniziano le varianti: la prima la indico solo per completezza dell’informazione ma serve solo ad evitare i pochi metri e i pochi minuti di salita all’Eremo di San Giorgio pertanto non la riporto nelle tabelle di marcia; la seconda (Dossone di Facqua) è realmente per esperti visto che si devono superare due tratti di vera e propria arrampicata; la terza (Punte Ortosei e di Reai) a mio parere vale veramente la pena di seguirla, quantomeno in assenza di neve o con terreno perfettamente asciutto.

Come per ogni percorso di cresta offre large e lunghe visioni che qui vanno dalle Alpi che cingono a sud la Pianura Padana alle vette dell’Adamello, del Bernina e del Monte Rosa, per citare solo le più rilevanti, passando per il Lago di Garda e il sovrastante Monte Baldo.

Flora e fauna

L’ambiente è sostanzialmente simile a quello della prima tappa, vi si aggiungono solo scoperti declivi prativi dove, nella stagione opportuna, l’incontro con le colorate peonie si fa frequente. Altre essenze floreali facilmente osservabili sono, sempre nella relativa stagione: giglio martagone, elleboro nigra, ciclamini. Raro l’incontro con esemplari della fauna, fatto salvo per i soliti volatili più comuni.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

Punto di partenza della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’oss

ario delle monache.

Abbarbicato sulla piccola sommità di un’erta rupe rocciosa, l’eremo di San Giorgio è oggi costituito da una chiesetta con annesso locale abitativo. La sua origine è incerta, pare poterla accreditare ai benedettini nei primi decenni del tredicesimo secolo e forse anche un po’ prima. In seguito passò alla gestione da parte degli Umiliati. Sul lato meridionale si trova un bel porticato con vista sul Lago di Garda, appena sotto lo stesso uno stretto ma lungo e accogliente piano terrazzo erboso a picco sulla valle con un tavolo di legno. Altro tavolo è posto sul fronte della chiesetta, incassato tra due grosse rocce.

Lumezzane come già detto è un grosso centro urbano che, suddiviso in diverse frazioni (San Sebastiano, Sant’Apollonia, Pieve, Fontana, Gazzolo, Valle e Villaggio Gnutti), occupa il fondo e la testata della stretta Valgobbia. La presenza di molta acqua ne ha determinato fin da tempi lontani, già gli antichi romani vi edificarono un acquedotto, l’evoluzione in centro artigianale (rubinetteria, casalinghi, posateria) prima e industriale (metalmeccanica e siderurgica) poi. Ammassate le une sulle altre, spesso occupando più spazio in verticale che in orizzontale, oggi case, palazzi, officine, capannoni danno all’abitato un aspetto tutt’altro che invitante anche se, vedendola dall’alto, la prospettiva assume talvolta contorni più piacevoli.

Lumezzane

 

Se Lumezzane lo si vede solo dall’alto, Lodrino (fine tappa) lo si attraversa proprio. Nucleo urbano ben più contenuto del precedente occupa il versante di solivo della valle dei torrenti Re e Lembrio, dominato dalle rocciose e verticali pareti della Corna di Caspai e del Monte Palo. Verso ovest lo sguardo, seguendo l’impluvio vallivo, si allunga sul più lontano e corposo Monte Guglielmo.

Fonti:

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia - Lombardia - Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Arrivo: Bed&Breakfast Isola Verde (Lodrino – BS)
  • Quota di partenza: 1092m
  • Quota di arrivo: 760m
  • Quota minima: 692m versione facile / 728m versione esperti
  • Quota massima: 1334m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1104m versione esperti / 1060m versione facile
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 1433m versione esperti / 1389m versione facile
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 20.31km versione esperti / 21,78km versione facile
  • Tipologia del tracciato: in gran parte sentieri a cui si aggiungono dei tratti di strada asfaltata o sterrata; per la versione esperti c’è da superare, in facile arrampicata anche se infastidita dalla esigua larghezza del passaggio, un caminetto di 10 metri al quale segue una paretina di 5 metri da fare in discesa e altri brevissimi passaggi di roccia; sempre per la versione esperti, sul finale di tappa una discesa su sentiero molto inerbato e a tratti poco visibile.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): versione esperti EE3EPl / versione facile E3P
  • Tempo di cammino: versione esperti 8 ore / versione facile 7 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: segni e tabelle in bianco-azzurro; a tratti mancanti o poco visibili sulla versione per esperti.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar del rifugio di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina al Passo del Cavallo, fontana poco prima delle Foppe de Uciù (non sempre aperta), poco prima della Cocca di Lodrino la sorgente dell’Acqua Fredda sulla variante per esperti e la sorgente dell’Acqua Tignusa sulla variante facile, quasi a fine tappa fontanella a Lodrino.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: rifugio di Conche (partenza tappa), B&B Isola Verde a Lodrino (fine tappa).

Profilo altimetrico e mappa

Versione per esperti

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue una salita nell’insieme non accentuata ma che presenta brevi salite molto ripide e due tratti di arrampicata quasi verticale.  Ripida e tecnica discesa che porta ad una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Ultima secca salita e in piano ci si porta al vertice del lungo ripido tuffo che porta fin quasi alla fine della tappa, alla quale si perviene con una leggera salita su strada asfaltata.

Vedi traccia percorso su GPSies

Versione facile

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue prima una lunga comoda discesa, poi una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Lunga e, inizialmente, molto ripida discesa a cui segue una lunga salita tutto sommato tranquilla su strada asfaltata.

Vedi traccia percorso su GPSies

Relazione tecnica

Dal Santuario di Conche attraversare interamente il grande prato e prendere il sentiero che, superata una stretta fascia boschiva, subito scende ripido portando ad alcune case dove diviene pianeggiante. Si prosegue sul filo del crinale fino ad un primo bivio, si prende a sinistra in discesa nel bosco per tagliare a nord il versante del Monte Fraine. Giunti ad una forcella si prende a destra per aggirare sul lato Caino il dosso erboso del Monte Calone. Ripreso, alla forcella di Calone, il filo di cresta lo si segue in direzione dell’ormai evidente rupe dell’eremo di San Giorgio, ai piedi della quale invece di seguire la traccia che sale diretta lungo il crinale, tagliamo a sinistra in più lieve salita. Quando la salita spiana ad un bivio si prende la traccia di destra (dritti è indicata una variante 3V che, a mio parere, non ha senso seguire) e, con alcuni tornanti, si sale ripidamente nel bosco pervenendo all’eremo.

Sull’altro lato della costruzione si prende un sentiero che scende sulla sinistra per poi, girando attorno a un grosso faggio, piegare subito a destra e scendere ripidamente alla radura di un capanno da caccia. Passando a mezza costa poco sopra la baracca e sfiorando il capanno si perviene ad una larga forcella dove si ignora il sentiero che scende a destra verso Caino e si procede lungo il crinale per raggiungere in breve altro bivio. Andare a sinistra per risalire e poi tagliare il versante occidentale del Monte Doppo puntando al suo crinale nordovest. Lo si oltrepassa per scendere sul versante lumezzanese tendendo a destra, raggiunto il crinale settentrionale lo si discende tenendosi fedelmente sul filo. Superato un capanno (Roccolo delle Colombere) sempre lungo il filo si perviene ad una casa, se ne contorna a destra la cinta pervenendo alla sua strada cementata di servizio. La si segue fedelmente in discesa, all’innesto in altra strada andare a sinistra raggiungendo il Passo del Cavallo. Oltrepassato il ponte sul torrente Garza in leve salita si perviene al muretto di cinta della Chiesa di Cristo dei Monti, lo si segue a sinistra e in breve si giunge alla strada provinciale che unisce Lumezzane a Sabbio Chiese e la Val Trompia alla Val Sabbia (SP79, Via Valsabbia).

Verso Forcella Prealba

Attraversata la strada se ne prende un’altra posta proprio di fronte. La si segue ignorandone le varie diramazioni, ad un bivio andare a sinistra, si oltrepassa un nucleo di case con prati (Reondol) e poco dopo si perviene a un altro bivio. Prendere la strada sterrata che, quasi pianeggiante, va a sinistra passando sopra a destra di un vecchio campo da calcio. Dopo un tratto di leggera salita ci si affaccia nuovamente sulla Valgobbia, ad un bivio si tiene a destra e, con pendenza man mano più rilevante, si procede a lungo finché, dopo un ripidissimo tratto asfaltato, si perviene ad una casa sul filo di cresta (Roccolo Cipriano) davanti al cui cancello la strada termina. Prendere il sentiero che idealmente prosegue la direzione della strada, con andamento pressoché pianeggiante si aggira un crinale ignorando un sentiero che sale a destra e si prosegue puntando dalla pala erbosa del Dosso Giallo che, con largo giro e panoramica visione su Lumezzane, si taglia completamente arrivando all’evidente crinale sud sud ovest dove si prende a destra la traccia che sale il ripidissimo crinale erboso. Guadagnata un poco di quota il sentiero, scavalcando alcune roccette, taglia bruscamente a sinistra e porta alla sella del roccolo Casa di Vallardo.

Si fiora sulla destra la casetta del roccolo e si prende un sentiero che, in direzione nord, taglia il versante orientale della Corna di Giobeleo portando ad altro crinale. Lo si segue brevemente a sinistra per poi riprendere a mezzacosta passando sopra un capanno con annessa casetta in legno e, dopo aver ignorato un sentiero che scende a destra, si perviene alla larga Forcella di Prealba.

Andare a sinistra lungo il crinale che unisce il Monte Prealba ad un dosso senza nome, giunti sotto la pala di quest’ultimo ci si abbassa

 a destra nel bosco. Con un lungo diagonale verso ovest, prima pressoché pianeggiante poi in discesa, si raggiunge la sella de La Brocca dove il sentiero 3V si divide in due varianti.

Variante facile

Seguire a destra in discesa la strada sterrata, quasi subito esegue un tornante a sinistra e poi prosegue lungamente in discesa senza particolari altre variazioni di direzione. Quando sulla destra si percepisce l’esistenza di un capano di caccia sotto il quale si nota una cascina (Cascina Sea) poco dopo si perviene a un tornante verso destra dove, proprio nel pieno della svolta, sulla sinistra un sentierino s’inoltra nel bosco. Seguire questo sentiero che prima compie un ampio giro per superare la valle di Meruzzo, poi sale a destra e con alcune svolte perviene ad una strada sterrata. Seguirla verso destra, con due tornanti (Zete del Barber) si sale alla casa e alla sella delle Passate Brutte.

Variante difficile

Dirigendosi verso la vicina baracca di un invisibile capanno (Roccolo della Brocca) la si aggira a sinistra. Risalendo tra roccette che spuntano dall’erba si perviene ad altra radura di capanno (Passata della Brocca), si raggiunge la baracca che la sovrasta, le si passa a fianco sul lato destro e poi ci si alza a sinistra per portarsi sul filo del crinale che si segue verso ovest. Una breve discesa porta alla base di un salto roccioso, uno stretto camino (La Streta) si fa breccia nella roccia e ne permette la risalita con facile arrampicata, solo infastidita dall’esigua larghezza del passaggio (il passaggio è molto agevole se ci si tiene ben dentro il camino e si sfruttano due gradini intermedi, cosa che, però, è possibile fare solo se si è senza zaino o con uno zaino poco voluminoso, eventualmente toglierlo e spingerlo avanti). Dopo il camino si riprende il filo del crinale procedendo verso nordovest, superato un basso risalto roccioso ci si abbassa sul lato destro del filo per discendere una placca fessurata.

Terminate le principali difficoltà si prosegue di nuovo lungo il crinale, dopo una piccola sella si risale un poco per poi traversare orizzontalmente a destra e riportarsi sul filo con un tratto di erba e terra quasi verticale. Lungo il filo si perviene alla sommità del Dossone di Facqua.

Scendere sul lato opposto sempre lungo il filo del crinale portandosi a un vicino capanno, lo si oltrepassa per rialzarsi tra spuntoni rocciosi e subito riprendere a scendere con tratto ripido e reso insidioso da alcune lisce placche rocciose. Ancora un tratto di su e giù lungo la cresta e poi si scende ad una casa in cemento. La si aggira da vicino sul suo lato destro per prendere una stradina che porta ad una selletta, con alcuni tornanti si risale tenendosi a destra del filo di cresta che si riprende per seguire e poi discendere alla più grande casa delle Passate Brutte, dove ci si ricollega alla variante facile.

Dossone di Facqua   Dossone di Facqua e Passate Brutte

Seguendo la stradina che si tiene sulla destra del crinale in breve si raggiunge un largo piazzale sterrato. Prendere la strada che da questo si dirama in direzione ovest e, con un lungo traverso sopra Lumezzane, porta alla sella della Passata del Cucini. Seguire la strada asfaltata che scende a sinistra, passando a fianco di una fontana incassata nel muro a monte della strada. Al primo bivio (Poffe de Uciù) andare a destra per riprendere a salire. Una larga curva a destra aggira il crinale di un ampio dosso erboso e porta alla piccola Pozza del Vesso dove fa bella mostra di se un grandissimo faggio, in alto a destra una grande e classica cascina completa il fotografico quadretto bucolico.

 

Campo del GalloContinuando lungo la strada al primo bivio tenere a sinistra, al successivo (poco visibile perché la strada che devia ritorna indietro seccamente alzandosi a destra) prendere a destra, oltrepassare una sbarra e, poco dopo, entrare nel prato sulla 

Tesa Sguizzi

sinistra che si risale prima direttamente poi tagliando diagonalmente verso sinistra riportandosi sul crinale. Andare a sinistra lungo il crinale oltrepassandone una larga insellatura, aggirare un dosso sul suo lato destro per poi portarsi alla sinistra del filo e tagliare nei prati sopra una casa puntando all’ormai vicina ed evidente chiesetta degli Alpini che si aggira sulla sinistra. Scendere verso una casa posta proprio sul filo (Campo del Gallo). Tenendosi nell’erba si passa poco sotto e a sinistra di detta casa per poi riprendere il filo dell’erboso e dolce crinale che si segue fedelmente pervenendo, dopo averne superato l’anticima e lo stretto intaglio che segue, alla Corna di Sonclino.

 

Ritornare sui propri passi per ridiscendere allo stretto intaglio, prendere a sinistra per un ripido e stretto canale che porta su dei prati in vista di altra casa. Poco prima di raggiungerla deviare a sinistra e con due stretti tornanti scendere sulla strada sterrata sottostante. Seguirla verso destra abbandonandola quasi subito per riprendere il filo del costone portarsi alla larga sella dei Quattro Cantoni. Scendere a destra qualche metro e andare sinistra seguendo un’esile traccia che traversa a mezza costa i ripidi pendii erbosi del versante orientale del Dosso dei Quattro Cantoni. Raggiunto il crinale ovest lo si segue brevemente a destra per poi abbandonarlo e scendere a sinistra con un altro traverso che, attraversata una fascia boschiva, porta su altri prati. Li si scendono direttamente verso sinistra per raggiungere la casa (Tesa Sguizzi) che è posta al centro degli stessi. A destra passando sotto un portico e subito prendere il sentiero che, il leggera salita, si alza a destra. Senza particolari problemi di orientamento, seguendo il filo del crinale e superando una serie di dossi, due dei quali hanno un capanno, con faticoso cammino dopo un ultimo lungo traverso sui ripidi pendii occidentali del crinale, si arriva alla sella della Passata del Vallazzo dove il 3V nuovamente si divide in due varianti.

Variante facile

Prendere la strada che, in lieve discesa, scende a destra della sella spostandosi verso est con un lungo diagonale. Passati sotto un capanno, con un primo tornante si riprende direzione ovest per scendere più decisamente e, con altri tornanti, portarsi sul fondo del Vallazzo che si segue in leggera discesa fino al grande poligono di tiro a volo di Valle Duppo. Si scorre sul lato destro del poligono per abbassarsi ancora un poco con un ripido tratto alla fine del quale si perviene a un largo piazzale, lo si attraverso per intero verso sinistra andando a prendere la strada asfaltata di servizio al poligono. Seguendo l’asfalto prima si scende ripidamente, poi, superata una sbarra, con minore pendenza si raggiunge ad un bivio. Prendere la strada di sinistra in leggera salita e seguirla fedelmente pervenendo, dopo varie curve e alcuni ripidi strappi, prima alla sorgente dell’Acqua Tignusa poi alla Cocca di Lodrino, dove le due varianti si riuniscono.

Variante difficile

Ignorando la strada che scende a destra proseguire sul filo del crinale raggiungendo dopo poco un roccolo. Si passa a sinistra dell’alta costruzione in pietra per proseguire oltre e prendere una strada sterrata tagliata nel pendio poco sotto il filo di cresta, alla sua destra. Quando la strada finisce si prosegue sempre seguendo il crinale per esile sentiero arrivando, con breve discesa, ad una sella. Sul lato opposto si seguono le tracce che risalgono il ripido pendio che porta alla sommità della Punta Ortosei. Dalla vetta, seguendo più o meno fedelmente il filo di cresta, prima in discesa, poi in piano infine in salita, si raggiunge la sommità di Punta di Reai. Scendendo leggermente a destra della vetta, sempre nella direzione fino ad ora tenuta (nord), si raggiunge un ripido pendio erboso, lo si attraversa verso sinistra per riportarsi sul largo crinale che si segue in forte discesa fino alla sua base. Quando la pendenza decade sensibilmente, anziché tenersi a sinistra sul filo, ci si abbassa a destra per infilarsi nel bosco e arrivare a un piano terrazzo artificiale dove sulla sinistra ci sono i ruderi di un capanno. Attraversato il terrazzo si prende sul suo limite destro la traccia che, sempre in piano e sempre in diagonale, si inoltra nelle erbe. Raggiunto il costone ovest lo si segue in discesa verso destra, sotto di noi a destra evidentissimo il poligono di tiro a volo di Valle Duppo. Quando il costone da scoperto inizia a imboschirsi, volgere a sinistra e seguire la traccia che taglia il pendio portandosi verso nord. Dopo un lungo diagonale il sentiero esegue un tornante a destra a cui ne segue uno a sinistra per poi riprendere il diagonale ora con sensibile tendenza a valle e con maggiore pendenza. Sbucati su una larga radura erbosa (Campo Castello) la si attraversa mantenendo la direzione di arrivo per prendere una larga stradina che entra nel bosco e terminare. Seguire brevemente un poco accennato toboga e quando s’incrocia una traccia di sentiero la si segue a sinistra. Ci si alza un poco raggiungendo un dosso erboso immerso nel bosco, lo si segue effettuando una curva a sinistra per riprendere a scendere nel bosco. Ripidamente si perde quota innestandosi su una traccia che costeggia il filo spinato di recinzione di un campo. La si segue a sinistra dove la traccia si allarga trasformandosi in stradina in terra battuta coperta di erba e foglie. Due mezzi tornanti in ripida discesa e si arriva alla sorgente dell’Acqua Fredda dove ci si innesta su una piana strada sterrata. Seguire la strada verso destra passando a sinistra di una casa e immettendosi in una strada asfaltata che porta alla Cocca di Lodrino dove le due varianti si uniscono.

Tra Punta Ortosei e Punta Reai  Verso Costa NibbiaPunta Ortosei e Reai

Dalla sella seguire la larga strada asfaltata principale (SP111, via John Fitzgerald Kennedy) verso sinistra tenendosi sul suo lato sinistro dove un largo marciapiede, protetto da un alto guard rail, consente un cammino tranquillo. Dopo una lieve salita riprendere a scendere fin quando, finito il guard rail, sulla destra si vede una strada che, sull’altro lato, sale tra le case. Attraversare lo stradone per imboccare questa strada (via Alcide De Gasperi) e seguirla fino al primo bivio (fontanina sulla sinistra). Andare a destra (via Alcide De Gasperi) e salire fino ad altro bivio con piccola rotonda. Ancora a destra (via Resolvino) e in circa trecento metri si arriva all’Isola Verde, il secondo punto tappa.

Arrivo al B&B Isola Verde durante TappaUnica3V 2016

Vedi la relazione fotografica su Flickr

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Versione difficile

Punto di passaggio

Tempo del tratto (ore:min)

Santuario di Conche

0:00

Eremo di San Giorgio

0:45

Passo del Cavallo

1:00

Forcella di Prealbe

1:15

La Brocca

0:15

Dossone di Facqua

0:30

Passate Brutte

0:30

Poffe de Uciù

0:20

Campo del Gallo

0:30

Corna di Sonclino

0:10

Passata Vallazzo

1:00

Punta Ortosei

0:20

Punta di Reai

0:15

La Cocca di Lodrino

0:50

Agriturismo Isola Verde in Lodrino

0:20

TEMPO TOTALE

8:00

 

Versione facile

Punto di passaggio

Tempo del tratto (ore:min)

Santuario di Conche

0:00

Eremo di San Giorgio

0:45

Passo del Cavallo

1:00

Forcella di Prealbe

1:15

La Brocca

0:15

Cascina Sea

0:20

Passate Brutte

0:30

Poffe de Uciù

0:20

Campo del Gallo

0:30

Corna di Sonclino

0:10

Passata Vallazzo

1:00

Poligono Tiro a Volo di Valle Duppo

0:45

La Cocca di Lodrino

0:40

Agriturismo Isola Verde in Lodrino

0:20

TEMPO TOTALE

7:50

Lodrino  Conche Eremo di San Giorgio

 

Dormire

Bed and Breakfast Isola Verde

Mangiare

Colazione al rifugio del Santuario di Conche; pranzo al sacco, cena (in autonomia) presso il Bed and Breakfast Isola Verde o in qualche pizzeria di Lodrino.

Consigli in Zona

Escursionisti abituati a camminare diverse ore.

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