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milano by tram

in occasione dell’esposizione mondiale 2015, le istituzioni della città hanno adottato una politica di accoglienza turistica più efficace. e, a prescindere dall’andamento della fiera universale che merita un giudizio a parte, sono nate diverse iniziative a favore di una nuova identità di milano, basata su una sua bellezza troppo spesso nascosta dal business e dalla movida.

 

tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi

la locomotiva ha la strada segnata

il bufalo può scartare di lato e cadere

bufalo bill, francesco de gregori

 

uno dei tanti progetti che prevedono la riscoperta di milano attraverso la sua bellezza è dramatram, il tuo viaggio nella storia. patrocinato dal comune di milano e curato dall’associazione dramatrà e da milano loves you, il progetto è “un format di visite teatralizzate, della durata di 90 minuti, a bordo di uno dei tram storici di milano, con l’obiettivo di diventare una nuova forma di turismo, d’arte e d’intrattenimento” come illustra il foglio di invito all’inaugurazione avvenuta il 27 maggio.

il ritrovo è nel centro storico, in piazza castello, la piazza antistante l’imponente castello sforzesco, all’angolo con via beltrami che in occasione di expo 2015 ospita l’expo gate.

all’arrivo del nostro teatro ambulante, già in ritardo sull’orario stabilito a causa del famigerato traffico milanese, siamo accolti dalle maestranze: il conducente e il bigliettaio. la parte anteriore è simile in tutto ai vecchi tram di milano, classe 1928 se non erro. bellissimi, con i caratteristici sedili in legno e i cartelli di condotta per il passeggero modello. la parte posteriore è adeguata a saletta, con comodi sedili a poltroncina tutti rivolti verso il centro della vettura. l’apparizione di una figura femminile sul fondo, in abiti d’altri tempi, fuga l’ambiguità spaziale. ci troviamo nel bel mezzo di una rappresentazione; il centro del nostro tappeto volante su rotaia è il palco, il muso e la coda costituiscono la platea, i vetri separano ma non nascondono l’una all’altra due epoche diverse:

fuori il passato e dentro il presente

fuori la storia e dentro la realtà

fuori corpi che camminano, auto che si fermano ai semafori, orologi che segnano il tempo e dentro parole che si rincorrono e si intrecciano per raccontare una milano di inizio novecento, lungo la strada ferrata che ne collega gli angoli urbani più tipici.

dal castello ai navigli, dal duomo al parco sempione, il pubblico si prepari a diventare protagonista di un’esperienza innovativa e coinvolgente è l’augurio dei promotori dell’iniziativa.

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bene. l’idea non sarebbe malvagia se non mostrasse in tutto il suo splendore il valore in assoluto più importante dell’arte drammatica. per usare le parole del grande filosofo edgar morin: il futuro dell’umanità dipende dalla sua capacità di dialogare con l'incertezza*. e anche della sua capacità di rappresentarsi, aggiungo io, che è il senso del teatro.

a questo punto, smetto i miei panni di narratrice e indosso quelli umili di teatrante, che contano più di vent’anni di esperienza e ricerca. e mi permetto di analizzare le zone rischiose del progetto nel suo aspetto performativo, partendo da una considerazione generale. la straordinaria bellezza del teatro sta proprio nella sua caducità, nel suo essere solo nell’attimo in cui si rappresenta, in quella finestra spaziotemporale unica, come un fuoco d’artificio. e poi la mancanza.

l’idea che una distanza precisa fra due punti fuori dal finestrino corrisponda sempre e comunque a una quantità precisa di minuti di racconto dentro il finestrino non dialoga con l’incertezza. il fuori è il bufalo, il dentro è la locomotiva. e la locomotiva non può scartare...

ora, è vero. anche in un teatro senza rotaie può accadere un incidente che rimandi l’inizio di una rappresentazione. ma la separazione tra il dentro e il fuori è stagna, nessun finestrino, nessuna relazione da rispettare, si sta sospesi come in un’astronave. e le astronavi non hanno rotaie. ciò che accade invece mercoledì pomeriggio fuori dai finestrini del tram ne influenza pesantemente il dentro.

tralascio di dire che qualunque teatro che si rispetti ha un foyer, dove il pubblico aspetta che la rappresentazione abbia inizio. quindi, sarebbe gradito un punto di accoglienza più accogliente di una piazza all’angolo con una via. comunque.

la performance dovrebbe avere inizio alle 18.15 in piazza castello: l’orario più convulso dell’area metropolitana insieme a quello delle otto del mattino, in pieno centro città, durante expo 2015, a fine maggio, con percorso obbligatorio. inizia in ritardo e ne accumula di ulteriore quando in vincenzo monti incappa in un incidente con tanto di ambulanza che ci tiene bloccati per una buona mezz’ora. ed è l’effetto cascata.

la coperta del testo è troppo corta per coprire lo squarcio temporale, gli attori sono bravi ma la tensione scende loro malgrado. e inizia lo scollamento tra il dentro e il fuori. a quel punto ha preso pieno corpo la sensazione che ho provato a inizio percorso, nella breve tratta tra piazza castello e piazza cadorna quando, tutta intenta ad ascoltare l’inizio della storia dentro, mi ero persa completamente il fuori. e ora che il mio sguardo fotografa via mazzini piazza missori via larga, mi sto perdendo il dentro...

il giro viene drasticamente accorciato o non sarebbe finito più.

il mio consiglio alla compagnia è lavorare non tanto su una struttura fissa (o, come lo definisce la stessa compagnia, un format. lasciamo i format alla televisione, per favore) quanto sui gangli vivi che connettono il fuori e il dentro, la realtà e la sua rappresentazione - come in un corpo vivo, il corpo vivo del teatro - concedendo al pubblico il silenzio necessario per guardare con occhi diversi il “fiume su cui sta scorrendo”. ossia di respirare.

e di non giustificare a parole alla fine del giro ciò che non ha funzionato durante. non è corretto nei confronti del pubblico.

e auguro loro di cuore buon lavoro.

[per info: info@dramatram.it]

*edgar morin, per uscire dal ventesimo secolo, lubrina, bergamo 1989.

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