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Informazioni

Le piramidi di Montevecchia si trovano dentro l’area del parco di Montevecchia e del torrente Curone.

L’accesso all’area è libero e per visitarle si consiglia di parcheggiare in prossimità della chiesa di Sant’Ambrogio al Monte.

Il percorso proposto, di una lunghezza complessiva di circa 4 km, è ad anello ed inizia alla base della collina dei cipressi procedendo in senso antiorario.

Lungo il suo percorso sarà quindi possibile salire sulle tre piramidi, osservare le vigne, costeggiare la Ratta ed i terrazzamenti.

Il percorso si svolge prevalentemente su strada sterrata con difficoltà (T / E) e non si incontrano fontane lungo il suo sviluppo.

Collina dei cipressi:

E’ la prima collina che si incontra. Il sentiero per accedervi è caratterizzato da gradoni alti una decina di centimetri che terminano in cima dove sono stati piantati alcuni cipressi e si trova un altare.

I fianchi della collina risultano essere a gradoni e la pendenza generale dei fianchi è di circa 42°.

Dalla cima della collina è possibile osservare in lontananza il santuario di Montevecchia che è raggiungibile attraverso i sentieri che si snodano dentro il parco.

Seconda collina:

E’ la seconda collina ed è quella più grande. Presenta una pendenza di circa 42 – 43° ed essendo priva di vegetazione si può osservare distintamente la gradonatura. 

Anche in questo caso la cima è piatta e presenta un obelisco orientato E-W. La presenza di questo obelisco e la sua orientazione suggeriscono che tale piramide possa essere stata utilizzata a fini astronomici al fine di determinare le stagioni e quindi il miglior momento per le coltivazioni. Alla base della collina è stato individuato un muro a secco probabilmente di origine celtica poiché erano soliti cingere i luoghi sacri con muri. Risulta però essere l’unico esempio di muro a secco costruito in prossimità di un luogo sacro rialzato. Questo potrebbe suggerire che il luogo venisse già utilizzato prima del loro arrivo nel territorio.

Ricostruzione paleoambientale:

Dalla sommità della seconda collina è possibile effettuare anche una ricostruzione paleoambientale ovvero ricostruire in termini attualistici un ambiente geologico del passato.

Gli studi geologici hanno infatti evidenziato che durante l’ultimo periodo glaciale la zona dell’escursione non era interessata dal ghiaccio. Osservando a Nord è infatti possibile osservare i monti che hanno protetto la zona. A Nord-Est è presente una morena frontale che ha determinato la formazione, dove ora sorge l’abitato di Rovagnate, di un lago che nel corso del tempo si è successivamente prosciugato.

L’analisi dei depositi lacustri può essere utilizzata anche per studiare il clima presente nella zona. Questo è possibile usando i pollini che sono stati traspostati dal vento e che finendo nel lago si sono depositati sul fondale. Lo studio dei pollini viene detto palinografia e può essere associato alla dendrocronologia, ovvero lo studio degli anelli degli alberi. Tali tecniche sono estremamente importanti quando si vogliono fare ricostruzioni accurate.   

Vigne:

Oltre agli ulivi, la cui coltivazione è visibile tra la prima e la seconda piramide, nella zona si può osservare un’intensa coltivazione della vite.

La vite è una pianta comune nella zona già da 8 mila anni ma la sua coltivazione acquista importanza in Italia con i romani.

I romani infatti hanno appreso l’arte della coltivazione della vite dai greci che avevano le colonie in magna grecia. Il vino dei romani però era molto diverso da quello che conosciamo oggi. Esso infatti veniva cotto e successivamente venivano aggiunti a piacere miele oppure spezie.  

Il resto del percorso si sviluppa su un comodo sentiero costeggiando dapprima la Cascina Ratta (XV sec.) e successivamente i terrazzamenti la cui configurazione finale, che non prevede che l'alzata sia costituita da un muro a secco, è stata sviluppata nel XVIII secolo.

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