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kaunas

sulla strada da vilnius verso kaunas guardo la campagna lituana scorrere davanti ai miei occhi, guardo i boschi di conifere dai lunghi tronchi 
e la luce bambina curiosa che gioca a intrufolarsi tra i fusti tra i rami, 
guardo lo spazio che s’apre a tratti e poi si chiude e si frammenta tra boschi e campi e ancora boschi.
ed ecco che arriviamo là dove l’acqua di neris va sposa a quella del nemunas nel suo scorrere verso il baltico, ed ecco che siamo a kaunas.
a kaunas fa già freddo ed è solo mezzogiorno. prima di iniziare a esplorare la città, ci fermiamo a mangiare un boccone da zalvario amzius all’aperto. il cibo è buono, anche se fatico non poco a spiegare al cameriere cosa posso e cosa non posso mangiare. noto subito le copertine appese agli schienali delle sedie. paola sorride e inizia a spiegare, ma già le mie gambe si muovono. ne afferro una e mi copro, come farò anche domani a klaipeda. 
purtroppo a kaunas facciamo i conti con un altro dato da tenere a mente: è lunedì. 
musei chiusi. monumenti chiusi. castello chiuso. sinagoga chiusa. tutto chiuso. troviamo chiusa anche la gotica san francesco, ma per restauri. siamo mogi ma non ci perdiamo d’animo e camminiamo. 
camminiamo molto a kaunas, che fa freddo e camminare scalda. e nonostante il castello e i musei siano chiusi, riusciamo a vedere la chiesa di san giorgio vicina al castello e ad inseguire il sole nel parco che circonda il castello alla confluenza dei fiumi e ad avvicinarci all’acqua talmente tanto da vedere le grosse conchiglie bivalvi il cui contenuto è cibo dei mille gabbiani che riempiono il cielo.
da questa scheggia di città antica immersa nel parco, protetta dal parco e dall’acqua e dal fossato, dall’unica torre sopravvissuta all’ennesimo incendio medioevale, guardiamo il monastero pazaislis e il fiume e le auto scorrere e la bandiera rosso sangue della lituania schioccare contro il vento.
mentre riguadagniamo la strada per la piazza principale, frastornati e taciturni come solo i bambini stanchi e delusi e intorpiditi sanno essere, alcune sorprese ci restituiscono il sorriso e la voglia di parlare. un’inattesa e buffa mostra fotografica on air dedicata alla skoda, la chiesetta rossa di vytautas, casa perkunas devota agli dèi del tuono, l’insolito monumento alla monotonia in cui niente di particolare accade e la piccola bellissima invisibile chiesa di santa gertrude.
santa gertrude, piccola, gotica, la più antica della lituania, nascosta in un cortile.
entriamo in silenzio e ti guardiamo, senza percorrere la tua navata che c’è messa. ti guardiamo, ti mangiamo con un solo sguardo e usciamo, che freddo fa a kaunas. usciamo e ti giriamo attorno, che sei così piccola. ma qualcosa ferma il nostro sguardo, che tu nella schiena hai un’apertura, una bocca, piena di gradini che scendono verso il basso, verso il buio. 
la tua cripta celata nella tua piccola schiena brilla di fiammelle, cento mille fiammelle, finalmente un po’ di calore seduti lungo i gradini bui, finalmente che qui a kaunas è freddo. finalmente un po’ di calore seduti sui gradini di questo tuo dorso scuro, che freddo qui a kaunas come sarà a riga, che freddo fa.
poi finalmente una doccia calda mi riconcilia con il mondo, ho fame. kaunas ha una strana energia potente e sotterranea. dev’essere tutto questo fiume, sarà un caso che il museo del diavolo è qui, qui a kaunas. kaunas, il corpo vecchio e il corpo nuovo congiunti da mille rampe di cento gradini in più punti, quasi fosse un imbuto, quasi fossero gironi, quasi fosse l’averno. 
mentre scendiamo i cento gradini di una delle mille rampe, immersi nel buio della notte lituana, sento gli occhi delle case seguire i nostri passi, sento il freddo frugarmi la pelle sotto il piumino, sento la fame e la stanchezza e una lieve malinconia. berneliu smukle è il premio di tanta fatica. il locale da fuori è già un piccolo castello legnoso, oscuro, gotico. dentro, il legno si mescola alle luci color ambra e si fa caldo, sulla parete dietro il nostro tavolo troneggia un’enorme testa di cinghiale, il cibo è buonissimo. berneli smukle è uno dei pochissimi locali ad avere una lista per allergici, la mia cena è squisita, soprattutto queste saporitissime cicerchie con la pancetta. e la birra. e la carne. 
passeggiamo satolli e soddisfatti nella fredda notte di kaunas, d’un tratto davanti ai nostri occhi la basilica cattedrale dei santi pietro e paolo, imponente bianca quasi spettrale nella notte.
kaunas e vilnius due facce della stessa medaglia. vilnius bianca spaziosa alta, kaunas oscura autentica sotterranea. dove altro poteva essere il museo del diavolo?

penisola di neringa

così dopo il museo del diavolo, salutiamo kaunas e ci rimettiamo in strada, destinazione klaipeda o meglio la penisola di neringa o penisola curlandese.
la penisola di neringa è una sottile lingua di sabbia che separa la laguna dei curi dal mar baltico, formatasi nei secoli e oggi contesa tra la lituania e la russia. è agganciata alla terraferma dalla parte della russa kaliningrad, così arrivati a klaipeda ci mettiamo in coda per caricare la gea sul traghetto.
il mito narra che fu creata da neris, 
il fiume che paola racconta essere figlia del primigenio dio dell’acqua nereo, 
figlio di ponto e di gea, 
mentre la nostra gea a quattro ruote riposa sulla nave verso neringa.
la creò con le sue sole mani per proteggere i pescatori dalle grandi onde del padre. stretto e ricurvo, questo prodigio della natura scandito da cinque paesi di pescatori - smiltyne juodkrante pervalka preila nida - condiviso da due paesi - russia e lituania - lambito da lunghe spiagge di sottile sabbia bianca, puntellato da sassi e piccole schegge d’ambra portate dal mare, è un saliscendi di dune. ogni volta che la gea lascia la dritta strada maestra e s’approfonda verso il mare, è la stessa strada che s’inerpica e scende e si muove e ondeggia come una morgana tra i fitti boschi di pini. scarpe in spalla, le dune grigie della riserva naturale di nagliai tolgono il fiato, 
mentre la luce bianca si schianta radiante e pura 
in mille frammenti sulla superficie del mare e dentro gli occhi,
e la dune di sabbia corrono leggere e si ricoprono di pelo verde e danzano granello su granello e cancellano i nostri passi nel giro di un nulla e s’infrangono lente nell’aria e muovono questa assurda striscia di mondo tra la russia e la lituania, fèrmati gea più in là non puoi più andare.

klaipeda

quando usciamo dall’hotel promenada in cerca di un posto dove mangiare, ricomincia l’odissea. qui no, qui bisognava prenotare, qui si beve e basta, qui è tardi, qui chiuso. quando finalmente arriviamo da joda, sono le dieci e mezzo, siamo timorosi dell’ennesimo rifiuto e consapevoli che in lituania si cena presto. 
chiediamo. 
il sorriso accogliente della cameriera, le copertine azzurre, i due uomini ebrei che mangiano e chiacchierano al tavolo a fianco, il fiume nemuras che scorre placido e un profumatissimo filetto di salmone senza burro e senza latte sono carezze a un corpo e a un’anima che tanto hanno visto e che adesso vogliono solo riposare.
sono sola nella stanza. sono sola mentre sistemo i letti e mi accorgo che nel cassetto del mio comodino c’è un libro del nuovo testamento. qualcuno l’ha dimenticato, penso, il cliente che ha dormito a klaipeda una notte prima di me l’ha dimenticato. pazienza, penso - ma a tartu la laica tartu nella laica estonia - succederà di nuovo. il libro del nuovo testamento stavolta sarà sul tavolo, come a vilnius l’ultima notte.
penso, penso troppo spesso, mi figuro una realtà comoda simile, smentita in una manciata di secondi. smentita in continuazione, con stupore enorme e la gioia che provano i bambini di fronte all’inatteso.
penso a una vilnius grande come bologna per i quattrocentomila abitanti. e invece è enorme.
penso, cerco sempre un riferimento che mi rassicuri ma questo cielo inaspettato butta tutte le mie carte in aria. e capisco che la mia testa è piccola, piccola di fronte all’immensità di questo cielo, e in ciò trovo la più grande consolazione. tra le tue braccia, cielo, ci sarà sempre posto per tutti, anche per coloro che si ostinano - orecchie d’asino - a non cambiare idea.

šiauliai

la colazione al promenada è impeccabile. olio, miele e pane senza menta e caffè lungo. mangiamo affamati che tra un po’ si parte di nuovo. lettonia, stiamo arrivando. 

ma sulla strada, una sosta. anzi, una stazione.
gabriele racconta che nasce come monumento ai caduti per la liberazione dei baltici, gli ultimi scontri in lettonia avvengono nel 1991, come leggeremo sulla lapide ai caduti delle barricate vicino alla chiesa di san giacomo di riga. ma col passare del tempo, tutti coloro che hanno percorso la collina delle croci a šiauliai hanno lasciato un segno, la loro preghiera, la loro croce. 
l’impatto toglie il fiato.
migliaia di croci piccole grandi ammonticchiate allineate appoggiate l’una sull’altra infilate l’una sull’altra, 
di tutte le forme e i colori belle ricche e povere fatte di legno o di ferro o di sassi o di spighe o di monete o di rametti o incastonate in rosari, 
migliaia di rosari appoggiati ovunque migliaia di angeli e angioletti di madonne di crocifissi, di nomi di morti di bimbi di donne di eroi a terra ai lati,
migliaia di perle perline catenelle migliaia di foglie di dediche di ricordi migliaia di croci di date crescenti dal centro verso le pendici,
migliaia di fratelli e sorelle, migliaia di padri 
migliaia di cuori consolati dal vento che soffia s’intrufola asciuga agita sospende tintinna respira,
migliaia di passi di grilli di piccole morti a ogni passo, nell’atroce e prodigiosa consapevolezza che tutto passa, anche queste croci che saranno levigate dal vento e dalla pioggia e dalla neve,
alcune spezzate consunte altre intatte ma solo per qualche attimo ancora.
poi tutte andranno via, anche la nostra piccola umile a ringraziare l’universo.

Dormire

hotel promenada

Mangiare

 berneli smukle

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