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Informazioni

Ferrara è una città stupenda e intrigante, che può essere scoperta con tante diverse chiavi di lettura. Fra le tante possibili, ecco alcuni suggerimenti per una visita diversa dal solito, ovvero sulle tracce di alcune delle più belle novelle rinascimentali ferraresi.

L'itinerario prende le mosse dal libro Novelle e facezie ferraresi, pubblicato da Festina Lente Edizioni, che raccoglie in un unico volume le migliori novelle e facezie della tradizione rinascimentale italiana che sono ambientate a Ferrara o che hanno per protagonisti dei ferraresi.

Il libro è una raccolta antologica che ricostruisce, seppure attraverso uno sguardo faceto, un ritratto dello spirito e della vita di una delle perle del Rinascimento al tempo dei fasti della corte estense attraverso le più celebri firme della tradizione novellistica rinascimentale come Giovanni Sercambi, Franco Sacchetti, Giovanbattista Giraldi, Ortensio Lando, Poggio Fiorentino, Masuccio Salernitano, Lodovico Carbone, Giovan Francesco Straparola, Pietro Fortini, Matteo Bandello.

Prima di partire

Certo, le novelle e le facezie che sono alla base di questo tour, avendo sulle spalle almeno 5 secoli di storia, sono scritte un italiano abbastanza diverso da quello contemporaneo ma, leggendo si scoprirà come le distanze siano più preconcette che effettive e come tutto sommato, a parte a volte alcuni termini, il contesto sia comprensibilissimo. Non solo, si avrà il piacere di gustare una prosa diversa, talvolta più colorita, talvolta tanto elegante ed efficace quanto fugace nel descrivere con pochi tratti un concetto o una situazione. 

Se poi non si capisce fino in fondo il linguaggio “antico” non c’è da preoccuparsi a volte non lo capivano anche loro e confondere preti per sparvieri era più facile di quanto si possa immaginare.

Se non ci credete leggetevi la facezia di pagina 93 del libro. 

 

Porta San Pietro

Le alleanze politiche, ieri come oggi, erano molto “ballerine” perché ciò che le dettava era soprattutto un’ideale, quello del proprio interesse particolare. Gli Este non erano certo da meno a questo continuo spostarsi sullo scacchiere politico e di ciò ne era ben consapevole l’antipapa Giovanni XXIII che, giunto a Ferrara, di fronte all’offerta delle chiavi della città da parte del marchese non perse l’occasione per far capire con una semplice battuta che, come uomo di mondo, sapeva dare il giusto peso a questi gesti. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 83

 

Chiesa di San Francesco
L’intenzione di far peccato equivale ad averlo commesso? Secondo il guardiano del convento di san Francesco sì, o quasi. Il buffone Gonnella però non è affatto d’accordo con questa interpretazione e con un’astuta beffa riesce a dimostrare che tra l’intenzione e l’azione c’è molta differenza.  ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 119

Probabilmente tra Gonnella e i frati di san Francesco non doveva correre buon sangue. I poveri frati sono infatti le vittime di un’altra e più feroce burla che li rende protagonisti, il giorno del Corpus Domini, di una insolita processione. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 127

 

Palazzo Paradiso
Antica sede dell’università cittadina, è il luogo in cui si sono presumibilmente svolte molte delle facezie riportate negli antichi testi. Assai bella è quella che ci illumina sulle fatiche dell’insegnamento e la cui battuta è attribuita a Teodosio Spezia in occasione del trasferimento dello studio cittadino a Rovigo a causa della peste. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 83
 

Palazzo san Crispino
Antiche cronache ferraresi riferiscono che Carlo Magno, ritornando da Roma, dove era stato incoronato imperatore dal pontefice Leone III passò per Ferrara e qui si fece fare un paio di stivaletti. Rimasto molto soddisfatto della fattura dei calzari l’imperatore regalò all’arte dei calzolai il casale confinante con l’Oratorio di san Crispino e la via de’ Sabbioni. Vicino a questa zona, in cui si esercitava l’arte dei calzolai, c’era l’insediamento ebraico che proprio in queste vie aveva il suo ghetto. È dunque tra queste strade che prende le mosse la vicenda che premia la cieca, ma un anche un po’ maliziosa, fede nella provvidenza e in san Nicola da parte di un povero calzolaio ai danni di un ricco e cinico mercante e di un banchiere ebreo. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 170

 

Palazzo della Ragione (piazza Trento e Trieste, di fronte alla fiancata del duomo)
Era un elegante palazzo in stile gotico, eretto tra il 1315 e il 1326, e fu la prima sede del Tribunale di Ferrara, che quivi rimase sino al 1945, quando l’edificio fu distrutto da un incendio. L’attuale edificio che ne prende il posto risale al 1956. Il palazzo era la sede delle magistrature cittadine e il duca Ercole I in occasione delle sue nozze con Eleonora d’Aragona ne decise l’abbellimento della facciata. Il detto “chi più ha meno dà” trova conferma nella facezia che riguarda per l’appunto le spese di risistemazione del palazzo, spese che il duca vorrebbe accollare ai notai e agli avvocati della città visto che era nel palazzo che questi, lavorando, traevano i loro profitti. La furba tirchieria di questi ultimi non basterà a far recedere il duca dai suoi propositi. “Ubi maior minor cessat”.  ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 60

 

Duomo
Qual è la professione più diffusa a Ferrara? Fabbri, panettieri, calzolai? A questa domanda risponderà Gonnella effettuando proprio davanti alla porta del Duomo un insolito censimento. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 161
Secondo un vecchio detto ferrarese la donna perfetta deve possedere 3 esse, e cioè “ch’la piasa, ch’la sava” (che piaccia, che sappia), ma soprattutto “ch’la tasa” (che taccia). Teodosio Spezia, che fu arciprete del Duomo nonché uomo di legge che insegnò diritto nello studio estense, in buona sostanza pare condividere l’essenza di questo detto popolare. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 82

 

Palazzo Municipale
Il palazzo municipale, un tempo palazzo marchionale, è il luogo dove si sono svolti molti dei fatti narrati dai vari autori di novelle e facezie dell’epoca estense. Tra queste si ricorda l’azzardato rientro in città di Gonnella, dopo il bando del signore della città, a bordo di un carretto pieno di terra bolognese. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 31
È inoltre dalle finestre del palazzo che danno verso il duomo che, secondo quanto ci riferisce Matteo Bandello, inizia la celebre beffa ordita dal Gonella ai danni del marchese e del medico di corte che, per imparare la sottile arte dell’astrologia, finiranno per ritrovarsi… ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 130

A proposito, la parte di facciata che si trova di fronte al Duomo, benché molto bella, è un "falso storico" frutto di un rifacimento in stile medievale effettuato negli anni Venti del secolo scorso.


Giardino delle Duchesse
Realizzato tra il 1473 ed il 1481 nell’ambito delle trasformazioni del palazzo Ducale (attuale palazzo Municipale) volute dal duca Ercole I d’Este, il giardino è descritto dalla cronache dell’epoca come un luogo paradisiaco circondato da bellissimi loggiati, uno spazio verde esclusivo frequentato dal duca e dalla corte. Per una questione cronologica non può essere certo questo il giardino in cui si svolse la vicenda narrataci da Orazio Toscanella e che ha per protagonista nientemeno che il sommo poeta, l’autore della Divina Commedia, ma la collocazione centrale del giardino rispetto alla città, ci è di pretesto per provare a immaginare la scena come se si fosse svolta qui. È infatti in un non meglio identificato giardino in cui era solita riunirsi la corte estense che Gonnella ordisce una beffa ai danni di un compassato e flemmatico Dante. Ma, come dice il proverbio, chi la fa l’aspetti… ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 203

 

Corso Martiri / Palazzo Ducale

In questa strada fece la sua entrata in pompa magna il futuro podestà di Padova della ricca famiglia dei Bardi di Firenze, agghindato di tutto punto e sfoggiando un bellissimo cimiero. Non bastò però lo splendore degli armamenti a trasformare, ipso facto, in uomo d’arme chi non lo era affatto. Tuttavia la sua astuzia e la sua diplomazia mercantile riusciranno a trovare una soluzione dignitosa in grado di evitare un pericoloso duello. ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 39


Farmacia Navarra (corso Martiri della Libertà, 27)
È questa la più antica farmacia di Ferrara. Gli arredi e gli accessori sono del XVIII secolo. Molto nota anche fuori città, fino ai primi del 900 i suoi preparati medicinali erano richiesti in tutto il Regno d’Italia. Nel 1960 appare anche nel film La lunga notte del 43 di Florestano Vancini, tratto da un romanzo di Giorgio Bassani. Questa farmacia ci è di pretesto per ricordare la grande efficacia dei rimedi terapeutici di epoca rinascimentale, le cui virtù medicamentose erano talmente forti da guarire per prossimità, bastava infatti metterli sotto il letto e… ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 89


Enoteca “Al brindisi” (via Adelardi 11)
Esistente già nel 1435 come Hostaria del Chiucchiolino, è la più antica osteria del mondo tuttora aperta e per questo motivo è citata anche nel Guinnes dei primati. La sosta davanti a questo antico posto di ristoro è di pretesto per presentare la figura di Basso della Penna. Uomo faceto, con sempre la battuta pronta, di professione albergatore, Basso della Penna è uno dei più piacevoli e arguti personaggi che Franco Sacchetti ci tratteggia nel suo Trecento novelle. Certo, la qualità dei servizi alberghieri dell’epoca erano molto lontani dagli standard odierni e il concetto della customer satisfaction era di là da venire.  ⇒ Novelle e facezie ferraresi, pag. 25

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