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Immerso tra le risaie che caratterizzano la pianura vercellese, il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino appare come una straordinario relitto, pressochè unico, di foresta planiziale della pianura padana sopravvissuto fino ai giorni nostri solo grazie ad un’accorta politica di gestione dei tagli, codificata già nel XIII secolo. La gestione del bosco venne infatti affidata dal Marchese del Monferrato Bonifacio I ai “partecipanti”, cioè alle famiglie di Trino che ne condividevano il reddito derivante.
La vegetazione è dominata da piante mesofite come i pioppi ed enormi esemplari di farnia ma nel parco si sono mantenute tre situazioni idriche differenti, con una piccola zona completamente allagata in cui spiccano i fiori azzurro-lilla della veronica acquatica, quelli gialli della calta palustre e il bianco del crescione d’acqua, e una zona di terreno totalmente asciutto in cui domina invece la robinia.
La tutela del Parco si estende ai complessi architettonici di Montarolo, di Madonna delle Vigne e all’Abbazia di Lucedio.

Durante l'epoca romana il bosco era sacro, probabilmente al dio Apollo. Il parco protegge ciò che resta sul colle di Montarolo delle vaste foreste che ricoprivano la pianura vercellese e che in epoca medievale vennero abbattute durante importanti opere di bonifica. La Partecipanza era la consociazione di famiglie a cui Bonifacio I, Marchese del Monferrato, diede in concessione l'uso del bosco nel 1202.

 

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