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Informazioni

L'opera dell'uomo e la natura si fondono in uno spettacolo senza uguali durante il periodo delle fioriture che caratterizzano la vetta del Monte Antola e i pascoli montani di cui questo territorio è custode. L'architettura di quest'area con il suo magnifico Castello della Pietra, costruito tra due inconquistabili torrioni, e i suoi antichi borghi rappresenta una testimonianza di come questo territorio è stato abitato fino al secolo scorso grazie anche alla presenza di storiche vie di comunicazione dal mare alla pianura padana. La vicinanza con la città di Genova rende questo Parco ideale per chi vuole abbinare il mare con la montagna.

La conformazione morfologica e le vallate del Parco

In un territorio prevalentemente montano, il Parco tutela e valorizza il versante padano dello spartiacque appenninico genovese, culminante nell’importante nodo orografico dell’Antola dove origine comune hanno i torrenti delle due principali valli del comprensorio: lo Scrivia e il Trebbia. Nelle loro acque confluiscono Vobbia, Pentemina e Brevenna, Brugneto, Cassingheno e Terenzone, rivi caratterizzanti valli secondarie il cui incanto va oltre il semplice aspetto ambientale.

L’Antola, impreziosita da spettacolari fioriture di arnica, botton d’oro e maggiociondolo, è il punto culminante dello spartiacque occidentale che dal monte Prela al monte Carmo offre splendidi spunti panoramici sul Lago del Brugneto, invaso artificiale che approvvigiona d’acqua le case dei genovesi.

Il testo della Strategia Nazionale per la Biodiversità (documento di cui il nostro Paese si è dotato quale strumento di integrazione delle esigenze di conservazione ed uso sostenibile delle risorse naturali nelle politiche nazionali di settore, in coerenza con gli obiettivi previsti dalla Strategia Europea per la Biodiversità) definisce la biodiversità come “La varietà degli organismi viventi, la loro variabilità genetica e i complessi ecologici di cui fanno parte”.

A partire dalla fine degli Anni ’80, la comunità scientifica, i governi e l’opinione pubblica, hanno preso progressivamente coscienza di come la biodiversità costituisca uno dei cardini essenziali per il buon equilibrio degli ecosistemi naturali e per la stessa sopravvivenza della specie umana.

Si è così passati da strategie di conservazione focalizzate sulla protezione di singole specie, a una visione più complessa e articolata che ha trovato il suo fondamentale riconoscimento istituzionale con la Convenzione sulla Biodiversità, che i governi di tutto il mondo hanno sottoscritto nel corso dello storico Earth Summit di Rio del 1992 e che riconosce come assolutamente prioritaria la necessità di conservare le specie selvatiche assieme agli habitat naturali e seminaturali, ponendosi l’obiettivo di “anticipare, prevenire e attaccare alla fonte le cause di significativa riduzione o perdita della diversità biologica”
 

La Rete Natura 2000


In sintonia la stipula della Convenzione sulla Biodiversità i paesi membri della Comunità Europea hanno avviato e sviluppato negli anni di apposite strategie e strumenti volti a “proteggere e, ove necessario, risanare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità”.

Il più importante di questi è sicuramente rappresentato dalla Rete Natura 2000, una rete ecologica istituita dalla direttiva 43/1992/CEE, conosciuta come direttiva “Habitat”, che individua alcuni ambienti e alcune specie che gli stati membri sono tenuti a proteggere per la salvaguardia della biodiversità.

L’idea centrale della Rete Natura 2000 è che la natura non si ferma ai confini amministrativi e che quindi per preservarla è necessario utilizzare un approccio su scala internazionale.

Non solo: il principio della rete mette in evidenza come, ai fini della conservazione della biodiversità, sono importanti tanto i “nodi” (cioè le zone di maggior naturalità) quanto le aree circostanti che, per quanto a prima vista non mostrino particolari rilievi sotto l’aspetto paesaggistico e naturalistico, costituiscono veri e propri “corridoi ecologici”, senza i quali gli habitat naturali vanno incontro a un fenomeno di frammentazione che, inevitabilmente, finisce per impoverire la diversità biologica.

Viste le peculiarità storiche e ambientali dell’Europa, continente ad levata e antichissima antropizzazione, all’interno della Rete sono stati inseriti non solo gli habitat naturali incontaminati, ma anche quegli ambienti trasformati dall’uomo nel corso dei secoli, che rappresentano aree importanti per la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali.

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